giovedì 21 giugno 2007

Elezioni a rettore, associazioni studentesche in cattedra


Sarebbe dovuto e potuto essere uno dei momenti più alti di dialettica universitaria, uno dei momenti più partecipati, più veri, perché a domanda avrebbe potuto seguire risposta e poi ancora domande e quindi risposte, in un colloquio tutt'altro che formale, ben al riparo da quel tipo di interventi programmati che tolgono spontaneità e naturalezza alla discussione.
Sarebbe potuta essere una bella chiacchierata, orizzontale, per così dire, quella tra le associazioni che vivono ed operano all’Unical, sintetizzando la voce degli studenti, e i candidati alla carica di Magnifico Rettore e di Presidente del Centro Residenziale. Aspettavamo tutti i 4 candidati, Giovanni Latorre e Pasquale Versace da un lato, Pietro Brandmayr e Franco Rossi dall'altra. Annunciata l'assenza dei secondi, per motivi istituzionali, attendiamo con una certa trepidazione e curiosità i candidati che si contenderanno la guida dell'Ateneo per i prossimi 4 anni; il Prof. Versace arriva abbastanza in orario, il Rettore in carica, quando ormai non ci speravamo più, arriva, per diversi altri impegni, con oltre un'ora di ritardo, a dibattito già iniziato.
A dire il vero il dibattito poco sembra stimolare l’attenzione del Magnifico, siamo rimasti tutti un po’ increduli, e certamente anche un po’ feriti per la scarsa considerazione che dell'occasione ha avuto il nostro Rettore nei confronti di una categoria tanto speciale di studenti, e cioè proprio di quelli che nelle associazioni meglio di altri si confrontano quotidianamente con le problematiche sollevate dal resto della popolazione studentesca.
Il Magnifico ha purtroppo solo il tempo per illuminarci, per l'ennesima volta, sui dati che “fanno grande” l'Unical, una serie di primati, una serie di statistiche che la collocano nelle posizioni alte, e poi la residenzialità, la volontà di concentrare gli alloggi universitari attorno al campus, alloggi quasi terminati, o in fase di costruzione; l’incidenza delle tasse universitarie che è tra le più basse in Italia, la percentuale imparagonabilmente alta degli idonei che effettivamente percepiscono la borsa di studio, il 54%, e altre belle cose; d’altronde, siamo in campagna elettorale, non ci si potrebbe aspettare molto di più.
Una critica arriva infine, ed è quella che riguarda la didattica, caratterizzata da iper frammentazione a seguito delle riforme introdotte negli ultimi anni, ma il Magnifico parla della non capacità di governare l'implementazione del nuovo ordinamento, come l'autonomia dei singoli atenei avrebbe consentito, quasi quasi rivolgendosi ad una terza persona, che lo ha preceduto fino ad oggi. E poi va via, solo qualche battuta ironica a chi come Rossella aveva avuto il tempo e la fortuna di muovergli apertamente dissenso rispetto la politica imperialistica e il modo di concepire il ruolo di Rettore alla stregua di quella di un manager d'azienda. Ma gli innumerevoli ed improrogabili impegni non possono impedire la partenza annunciata, il pensiero condiviso è che il programma elettorale era già sufficientemente noto, quello che le associazioni chiedevano, nel volere fortemente l'incontro, era un confronto più dialettico; purtroppo si è avuta l'impressione che il Rettore non abbia tempo per discutere con gli studenti, e poi di cosa discutere? Quello dipinto è un Eden nel quale non sono neppure pensabili elementi di criticità e quindi di discussione.
Alle numerose questioni sollevate in aula negli abbondanti interventi che si sono susseguiti risponderà con pazienza fino all’ultimo solo il Prof. Versace. A parlare un po’ tutti per conto delle associazioni presenti, dal sindacato studentesco Udu, all'associazione Cuore, ad Impegno cattolico Universitario a Filorosso, studenti sedenti in organi rappresentativi ma anche semplici studenti.
I problemi sollevati sono quelli annosi, quelli sui quali discutevano probabilmente i nostri colleghi 10 o forse 15 anni fa: il diritto alla mobilità che certamente non può ritenersi adeguatamente garantito in una città di migliaia di persone che quotidianamente si recano all'università, ma come suggerisce PierLuigi ci sono interessi economici ancora tanto forti con i quali se gli studenti rinunciano a porsi in modo dialettico i classici problemi non risolti sinora continueranno a restare volutamente irrisolvibili ed irresoluti. PierLuigi continua dicendo che bisognerebbe pretendere di imporre la volontà degli studenti, per gli autobus iniziando ad esempio col non pagare il biglietto, era la volontà dei giovani del Filorosso che qualche settimana fa hanno lanciato la protesta significativamente sintetizzabile col motto: “Autobus di notte: No Service, No Ticket”, così come si dovrebbe “imporre”, dal basso, l’apertura delle biblioteche di notte, perché forse alla fin fine concertare con un peso contrattuale riconosciuto pari a zero sarà destinato a non sortire effetti per ancora molti anni, ma c’è bisogno prioritariamente degli studenti che oggi, colpa forse il caldo, sono altrove.
Altro tema che vien fuori è la necessità di rivisitare la tanta decantata residenzialità, se è vero che in alcune residenze ristrutturate o di nuova costruzione si possa vivere abbastanza degnamente, non si può disconoscere che in altre non mancano numerosi disagi. E in tutta verità, poca rilevanza acquistano 100 posti letto in più se non sono poi accompagnati da strutture che favoriscano il vivere nel campus per tutto il corso della settimana e non solo in alcuni giorni di essa. Vivacizzano il dibattito analoghe problematiche circa il servizio ristorazione, non possiamo permetterci di valutare la sola quantità del servizio erogato, dobbiamo pretendere che anche i più elementari standard qualitativi vengano soddisfatti.
Tra i tanti interventi, tutti meritori di considerazione, ci piace ricordare quello di Marco della Zenith che ricorda come un Rettore non può essere un burocrate, dovrebbe invece avere la capacità di “sognare”, un termine che ci suona così strano nel mondo a misura della produttività, del denaro, del più sterile materialismo imperversante, e ancora, questa corsa a produrre, a sfornare laureati in fin dei conti pacificamente ignoranti, se non avranno provveduto in maniera autonoma a salvare se stessi dall’analfabetismo certificato, ha fatto perdere certamente di vista uno degli obiettivi per i quali l’Università ha senso che esista - e ancor più che esista in una regione come la Calabria - e parliamo della necessità di formare persone, capaci di interrogarsi criticamente e di significativamente incidere sul proprio mondo.
Ricordiamo ancora la proposta dell’Udu di istituire una Carta dei diritti e dei doveri degli studenti, per ricordare appunto i diritti di cui sono portatori tutti gli studenti.
Il Prof. Versace, interlocutore unico, mette in luce come in questo Ateneo sia venuto meno il rispetto per le persone, il rispetto per chi decide di non allinearsi ai poteri costituiti, e poi racconta di come nel nostro Ateneo ormai la gran parte delle risorse sono impegnate nella didattica a tutto scapito della ricerca, e circa l’annunciato prossimo accorpamento degli insegnamenti, con l’intento di ridurre la parcellizzazione del sapere cui si è assistito col proliferare di corsi anche da 1 o 2 CFU, la realtà è che si tratterà di un falso accorpamento, una sorta di “scartiloffio” napoletano, un far rientrare dalla finestra quel che si espelle dalla porta.
Infine gli impegni che si sente di assumere il Prof. sono oculatezza nella spesa, rispondente a principi etici, il sostegno alla Carta dei diritti e dei doveri degli studenti, cui si aggiunge, fra le cose che ci sembrano più significative, la creazione di un ufficio di assistenza che guidi gli studenti nel mondo spesso troppo opaco degli affitti.
Al di là dei contenuti, l’importanza forse storica dell’incontro, seppur non omaggiato dalla presenza di tutti gli invitati, risiede nell’essersi detti delle cose, nell’aver comunicato, non solo all’interno del rapporto più verticale tra associazioni e il candidato alla carica di rettore, ma in quello orizzontale, tra associazioni, tra studenti, spesso allontanati in fase di competizione elettorali e non più riavvicinati al termine delle consultazioni. Si spera che oggi si sia inaugurata una felice prassi, di confronto e collaborazione che prescinda dal colore politico-elettorale.

20/06/2007 - Paola Staffa

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