giovedì 28 giugno 2007

Un'altra cooperazione è possibile

È facile soffermarsi a pensare che esistano diversi modi di fare le cose, diverse alternative rispetto quelle convenzionali, perché forse è proprio vero che un altro mondo è possibile o meglio altri mondi sono possibili, e ancor prima concepibili, pensabili.
Quello che a volte è quasi un buon proposito, un ideale per chi si “ostina” ad averne, un’utopia verso la quale romanticamente ed indefinitamente tendere, può esser più concreto di quanto possiamo pensare; ne sono una riprova le testimonianze che abbiamo potuto raccogliere in occasione del forum di apertura del progetto “Educazione al co-sviluppo”. Tale progetto voluto da GAO-Cooperazione Internazionale, organizzazione non governativa che ha sede proprio all’Unical, non ha come obiettivo quello di lavorare per i migranti, ma con i migranti, e nella prospettiva di aiutarli non solo nella soluzione dei problemi che in quanto propriamente migranti incontrano nei paesi del nord del Mondo, ma anche rispetto quelli che vivono nei paesi d’origine.
Il professore Giordano Sivini ricorda come la cooperazione allo sviluppo sia stata per molti anni un’operazione di contenimento del comunismo e si potrebbe dire che alla luce di decenni di programmi volti a migliorare le condizioni materiali dei paesi in via di sviluppo – le ex colonie dell’Africa, ma anche paesi del Sud America, nonché del continente Asiatico – i risultati ottenuti sono stati spesso discontinui, deficitarii, e soprattutto han finito col riverberarsi positivamente, economicamente parlando, sui paesi “donatori” del nord del Mondo e molto meno su quelli del sud, che invece negli intenti dichiarati avrebbero dovuto veder risollevate le loro sorti.
È sulla base di queste motivazioni che GAO ha elaborato, in collaborazione con altre due ONG europee, INDE (Intercooperaçao e Desenvolvimento – Portogallo) e GRDR (Migration, citoyenneté, développement- Francia) il progetto “Educazione al co-sviluppo”.
“L’approccio del co-sviluppo si fonda sull’idea che nell’ambito della cooperazione internazionale occorre valorizzare l’essenziale ruolo dei migranti, detentori di esperienze, competenze e legami con le comunità di origine. Concepiti come “cittadini fra due spazi”, i migranti devono essere sostenuti sia nei contesti di arrivo sia nei processi di trasformazione che riguardano i luoghi di provenienza”.
Poiché in decenni di “aiuti” i maggiori beneficiari sono stati i paesi donatori e i governi, le amministrazioni, dei paesi che ricevevano sostegni, a tutto scapito delle popolazioni, si fa strada dunque l’idea che un ritorno, o meglio una continuazione della visione dell’uomo bianco civilizzatore, esportatore di democrazia e benessere, non può che peggiorare situazioni già al limite. Pertanto piuttosto che imporre un modus operandi che diamo per scontato esser quello giusto, si potrebbe iniziare a pensare, e per fortuna c’è già chi lo fa, alla necessità di coinvolgere le popolazioni che saranno destinatarie ultime di decisioni che vengono prese in luoghi troppo troppo “distanti” per esser aderenti alle realtà in cui andranno ad impattare.
I “buoni” del nord del Mondo non possono pensare di paternalisticamente progettare e realizzare programmi, oltretutto onerosi, con cui omaggiare quasi i “ meno fortunati ” del sud.
L’incontro promosso ha portato alla nostra conoscenza l’esistenza di esperienze positive che vanno proprio nella direzione opposta rispetto il classico modo di concepire la cooperazione allo sviluppo. Ci riferiamo a due esperienze riuscite di cooperazione decentrata, dal basso, promossa da immigrati che vivono e lavorano ormai da diversi anni in Italia e che con la loro intraprendenza contribuiscono non solo al miglioramento delle comunità di immigrati in Italia, ma anche di quelle che vivono nei villaggi dei paesi d’origine.
La prima significativa testimonianza ci viene raccontata da Thomas McCarthy che per prima cosa ricorda che siamo tutti cittadini della terra.
Thomas è presidente della Ghanacoop, una cooperativa che opera tra Ghana e Italia, in una regione, l’Emilia Romagna, che vanta una lunga tradizione nel settore delle cooperative. La Ghanacoop, nata nel 2005 è da subito diventata un modello di successo di sviluppo autosostenuto. Tra le attività nelle quali la cooperativa è impegnata da segnalare l'importazione in Italia dell'ananas ghanese equosolidale, nonché la diretta coltivazione e produzione in Ghana di ananas, mais, pomodori e altri prodotti ortofrutticoli e, se possibile, biologici, da destinare tanto sul mercato internazionale che su quello locale, e ancora importazione di prodotti agroalimentari ghanesi e senegalesi ed artigianato etnico sub-sahariano ed esportazione di prodotti agroalimentari italiani, ma anche attività sociali quali il tentativo di illuminare col fotovoltaico villaggi ancora sprovvisti di illuminazione.
Altra best practice potremmo dire è quella di cui racconta Modou Gueye, senegalese che vive a Milano, che ha fondato insieme ad altri immigrati l’associazione Sunugal. Modou dice che è l’associazione degli analfabeti, benché parli benissimo in italiano, perché non vuol fare grandi cose, grandi cambiamenti, ma piccoli cambiamenti, sul posto, nei villaggi in Senegal dai quali il flusso di immigrati è costante. Moudou parla ancora degli ostacoli che nella sua attività ha incontrato nei confronti degli anziani, e delle donne, le sole difatti che abitano i villaggi che vengono lasciati in massa da quegli uomini che vediamo quotidianamente sbarcare sulle nostre coste. Ostilità riscontrata perché il cambiamento non è sempre indolore, e perché lui si è ostinato a cercar di far capire alla sua gente che in quei villaggi non c’è bisogno di beni materiali o lussuosi importati di tanto in tanto dal nord del Mondo, ma di piccole cose, di micro-progetti, e dunque è partito dall’agricoltura, convincendo giovani universitari del Senegal a trasferirsi nei villaggi per aiutare le comunità ad implementare nuove tecniche di coltivazione, dando poi grande importanza all’alfabetizzazione soprattutto delle donne e alla realizzazione di scuole di formazione di taglio e cucito per ragazzi e ragazze delle periferie delle città senegalesi.
Per chi si fosse incuriosito rimandiamo ai siti delle due associazioni (www.sunugaal.it e www.ghanacoop.it ) che, sebbene in modi differenti, dimostrano che un altro modello di sviluppo è possibile, “contando sulle proprie forze”, massima che il leader carismatico Thomas Sankaran ha saputo lasciare in eredità a giovani come Thomas e Modou.
28/06/2007 - Paola Staffa

Latorre rettore per altri quattro anni


L’applauso è scattato quando erano passate da poco le 20:30 nell’Aula Guarasci del Rettorato dell’Unical. Appena il presidente del seggio Nino Russo pronuncia il nome di Giovanni Latorre per la 355esima volta, la vittoria è matematica. Circondato da una folla di fedelissimi e stretto nell’abbraccio della moglie e della figlia, il Magnifico alza le braccia in segno di vittoria e brinda alla propria incoronazione a Rettore dell’ateneo, per la terza volta. In maniche di camicia ha assistito pazientemente allo spoglio delle schede del Centro Residenziale, che ha confermato al comando Pietro Brandmayr – con 399 voti, e soli trenta voti di distacco dall’altro candidato Franco Rossi, che ne ha incassati 367 – e quando è toccato a lui, passato il nervosismo iniziale e man mano che la forbice fra lui e lo sfidante Pasquale Versace s’andava ampliando, il Magnifico si è abbandonato all’euforia del campione.
Dopo i parenti, gli abbracci sono per i sostenitori più sfegatati. Galileo Violini e il neopreside di Economia Franco Rubino nell’arco dell’intera giornata hanno consumato il corridoio nell’attesa. C’è tutto il giro di Lettere, Preside in testa con l’immancabile zainetto; Nuccio Ordine si è sbucciato un ginocchio cadendo dalla moto ma, appollaiato su una sedia, non ha voluto rinunciare al momento d’oro; Giovannella Greco, Daniele Gambarara, Mario Alcaro e consorte, tengono una piccola riunione qualche stanzetta più in là.
Dipendenti pochi, studenti tanti. Sono quelli di Unicalabria, sorridenti e paonazzi, ma non mancano quelli di Cuore e di Università Futura. Il voto degli studenti, seppure pesato quindi non determinante, è uscito pressoché compatto dalle urne a favore di Latorre. Con la sola eccezione dei ragazzi di Udu e i 17 voti per Versace, le preferenze sono andate tutte all’uscente, ben 118. L’abbraccio con Modaffari – oltre che con il tramontato Pandolfi – è emblematico dei rapporti oramai consolidati fra il Rettore e la rappresentanza studentesca. Gli studenti invece hanno “bocciato” Brandmayr assegnandogli solo 62 preferenze, e promuovendo Rossi con 83 preferenze.
Di segno opposto il giudizio del personale tecnico-amministrativo: 278 voti per Latorre, 247 per Versace. Anche in questo caso il peso è minimo ma il significato è forte. I sindacati non avevano gradito la modifica dello Statuto e la storia del voto pesato. Stesso responso diviso a metà per il Centro Residenziale, 257 voti a Brandmayr e 241 a Rossi.
Significativo anche il risultato finale dei due candidati a Rettore: Latorre vince con 482 voti, Versace perde con 194. L’affermazione del docente di Ingegneria è stata apprezzabile, considerate le forze in campo: Versace ha superato il suo predecessore Giuseppe Frega, che alle precedenti elezioni aveva sfidato Latorre incassando 150 preferenze. Sessanta sono state le schede bianche, 29 le nulle. Il partito di Franco Piperno non ha avuto molto successo.
Non un plebiscito comunque, come qualcuno sperava. C’è un 30% dell’ateneo che ha espresso il proprio dissenso sugli otto anni d’amministrazione Latorre. Chissà se il rettore lo terrà in conto? Intanto per i prossimi giorni è stata annunciata una conferenza stampa per illustrare le linee guida del quadriennio 2008/2011.

28/06/2007 - Daniela Ielasi

giovedì 21 giugno 2007

Elezioni a rettore, associazioni studentesche in cattedra


Sarebbe dovuto e potuto essere uno dei momenti più alti di dialettica universitaria, uno dei momenti più partecipati, più veri, perché a domanda avrebbe potuto seguire risposta e poi ancora domande e quindi risposte, in un colloquio tutt'altro che formale, ben al riparo da quel tipo di interventi programmati che tolgono spontaneità e naturalezza alla discussione.
Sarebbe potuta essere una bella chiacchierata, orizzontale, per così dire, quella tra le associazioni che vivono ed operano all’Unical, sintetizzando la voce degli studenti, e i candidati alla carica di Magnifico Rettore e di Presidente del Centro Residenziale. Aspettavamo tutti i 4 candidati, Giovanni Latorre e Pasquale Versace da un lato, Pietro Brandmayr e Franco Rossi dall'altra. Annunciata l'assenza dei secondi, per motivi istituzionali, attendiamo con una certa trepidazione e curiosità i candidati che si contenderanno la guida dell'Ateneo per i prossimi 4 anni; il Prof. Versace arriva abbastanza in orario, il Rettore in carica, quando ormai non ci speravamo più, arriva, per diversi altri impegni, con oltre un'ora di ritardo, a dibattito già iniziato.
A dire il vero il dibattito poco sembra stimolare l’attenzione del Magnifico, siamo rimasti tutti un po’ increduli, e certamente anche un po’ feriti per la scarsa considerazione che dell'occasione ha avuto il nostro Rettore nei confronti di una categoria tanto speciale di studenti, e cioè proprio di quelli che nelle associazioni meglio di altri si confrontano quotidianamente con le problematiche sollevate dal resto della popolazione studentesca.
Il Magnifico ha purtroppo solo il tempo per illuminarci, per l'ennesima volta, sui dati che “fanno grande” l'Unical, una serie di primati, una serie di statistiche che la collocano nelle posizioni alte, e poi la residenzialità, la volontà di concentrare gli alloggi universitari attorno al campus, alloggi quasi terminati, o in fase di costruzione; l’incidenza delle tasse universitarie che è tra le più basse in Italia, la percentuale imparagonabilmente alta degli idonei che effettivamente percepiscono la borsa di studio, il 54%, e altre belle cose; d’altronde, siamo in campagna elettorale, non ci si potrebbe aspettare molto di più.
Una critica arriva infine, ed è quella che riguarda la didattica, caratterizzata da iper frammentazione a seguito delle riforme introdotte negli ultimi anni, ma il Magnifico parla della non capacità di governare l'implementazione del nuovo ordinamento, come l'autonomia dei singoli atenei avrebbe consentito, quasi quasi rivolgendosi ad una terza persona, che lo ha preceduto fino ad oggi. E poi va via, solo qualche battuta ironica a chi come Rossella aveva avuto il tempo e la fortuna di muovergli apertamente dissenso rispetto la politica imperialistica e il modo di concepire il ruolo di Rettore alla stregua di quella di un manager d'azienda. Ma gli innumerevoli ed improrogabili impegni non possono impedire la partenza annunciata, il pensiero condiviso è che il programma elettorale era già sufficientemente noto, quello che le associazioni chiedevano, nel volere fortemente l'incontro, era un confronto più dialettico; purtroppo si è avuta l'impressione che il Rettore non abbia tempo per discutere con gli studenti, e poi di cosa discutere? Quello dipinto è un Eden nel quale non sono neppure pensabili elementi di criticità e quindi di discussione.
Alle numerose questioni sollevate in aula negli abbondanti interventi che si sono susseguiti risponderà con pazienza fino all’ultimo solo il Prof. Versace. A parlare un po’ tutti per conto delle associazioni presenti, dal sindacato studentesco Udu, all'associazione Cuore, ad Impegno cattolico Universitario a Filorosso, studenti sedenti in organi rappresentativi ma anche semplici studenti.
I problemi sollevati sono quelli annosi, quelli sui quali discutevano probabilmente i nostri colleghi 10 o forse 15 anni fa: il diritto alla mobilità che certamente non può ritenersi adeguatamente garantito in una città di migliaia di persone che quotidianamente si recano all'università, ma come suggerisce PierLuigi ci sono interessi economici ancora tanto forti con i quali se gli studenti rinunciano a porsi in modo dialettico i classici problemi non risolti sinora continueranno a restare volutamente irrisolvibili ed irresoluti. PierLuigi continua dicendo che bisognerebbe pretendere di imporre la volontà degli studenti, per gli autobus iniziando ad esempio col non pagare il biglietto, era la volontà dei giovani del Filorosso che qualche settimana fa hanno lanciato la protesta significativamente sintetizzabile col motto: “Autobus di notte: No Service, No Ticket”, così come si dovrebbe “imporre”, dal basso, l’apertura delle biblioteche di notte, perché forse alla fin fine concertare con un peso contrattuale riconosciuto pari a zero sarà destinato a non sortire effetti per ancora molti anni, ma c’è bisogno prioritariamente degli studenti che oggi, colpa forse il caldo, sono altrove.
Altro tema che vien fuori è la necessità di rivisitare la tanta decantata residenzialità, se è vero che in alcune residenze ristrutturate o di nuova costruzione si possa vivere abbastanza degnamente, non si può disconoscere che in altre non mancano numerosi disagi. E in tutta verità, poca rilevanza acquistano 100 posti letto in più se non sono poi accompagnati da strutture che favoriscano il vivere nel campus per tutto il corso della settimana e non solo in alcuni giorni di essa. Vivacizzano il dibattito analoghe problematiche circa il servizio ristorazione, non possiamo permetterci di valutare la sola quantità del servizio erogato, dobbiamo pretendere che anche i più elementari standard qualitativi vengano soddisfatti.
Tra i tanti interventi, tutti meritori di considerazione, ci piace ricordare quello di Marco della Zenith che ricorda come un Rettore non può essere un burocrate, dovrebbe invece avere la capacità di “sognare”, un termine che ci suona così strano nel mondo a misura della produttività, del denaro, del più sterile materialismo imperversante, e ancora, questa corsa a produrre, a sfornare laureati in fin dei conti pacificamente ignoranti, se non avranno provveduto in maniera autonoma a salvare se stessi dall’analfabetismo certificato, ha fatto perdere certamente di vista uno degli obiettivi per i quali l’Università ha senso che esista - e ancor più che esista in una regione come la Calabria - e parliamo della necessità di formare persone, capaci di interrogarsi criticamente e di significativamente incidere sul proprio mondo.
Ricordiamo ancora la proposta dell’Udu di istituire una Carta dei diritti e dei doveri degli studenti, per ricordare appunto i diritti di cui sono portatori tutti gli studenti.
Il Prof. Versace, interlocutore unico, mette in luce come in questo Ateneo sia venuto meno il rispetto per le persone, il rispetto per chi decide di non allinearsi ai poteri costituiti, e poi racconta di come nel nostro Ateneo ormai la gran parte delle risorse sono impegnate nella didattica a tutto scapito della ricerca, e circa l’annunciato prossimo accorpamento degli insegnamenti, con l’intento di ridurre la parcellizzazione del sapere cui si è assistito col proliferare di corsi anche da 1 o 2 CFU, la realtà è che si tratterà di un falso accorpamento, una sorta di “scartiloffio” napoletano, un far rientrare dalla finestra quel che si espelle dalla porta.
Infine gli impegni che si sente di assumere il Prof. sono oculatezza nella spesa, rispondente a principi etici, il sostegno alla Carta dei diritti e dei doveri degli studenti, cui si aggiunge, fra le cose che ci sembrano più significative, la creazione di un ufficio di assistenza che guidi gli studenti nel mondo spesso troppo opaco degli affitti.
Al di là dei contenuti, l’importanza forse storica dell’incontro, seppur non omaggiato dalla presenza di tutti gli invitati, risiede nell’essersi detti delle cose, nell’aver comunicato, non solo all’interno del rapporto più verticale tra associazioni e il candidato alla carica di rettore, ma in quello orizzontale, tra associazioni, tra studenti, spesso allontanati in fase di competizione elettorali e non più riavvicinati al termine delle consultazioni. Si spera che oggi si sia inaugurata una felice prassi, di confronto e collaborazione che prescinda dal colore politico-elettorale.

20/06/2007 - Paola Staffa

lunedì 18 giugno 2007

Disegnare l'università "a mano libera"


Finalmente tutti a uno stesso tavolo per "disegnare insieme l'università", sembrava impossibile e invece succederà mercoledì 20 giugno, a una settimana esatta di distanza dall'appuntamento elettorale. L'idea è delle associazioni studentesche dell'Unical che, in un un documento comune, avevano chiesto di incontrare i candidati per poter meglio discutere i problemi degli studenti e delle associazioni, considerato che quest'anno anche la componente studentesca (190 rappresentanti) è chiamata a votare, seppur con voto pesato. I candidati hanno accettato. La locandina dell'iniziativa raffigura un grande matitone giallo con su scritto "A mano libera". Liberamente infatti gli studenti intendono discutere con i candidati a rettore e a presidente del centro residenziale, liberi soprattutto dai modi e dai tempi dettati dalle riunioni del corpo elettorale. L'incontro è previsto alle ore 11 in Aula SSp1 - cubo 1a. Studenti, docenti e personale sono invitati a partecipare.

mercoledì 13 giugno 2007

Versace incontra il personale


Meglio tardi che mai. A pochi giorni ormai dalla data stabilita per le elezioni del Rettore e del Presidente del Centro Residenziale, anche il personale tecnico-amministrativo prende la parola. L'incontro convocato dai sindacati Cgil, Cisl e Uil in Aula Caldora mercoledì 13 non raccoglie però che pochi impiegati, una trentina in tutto. Forse è il giorno che porta sfiga oppure, com'è più probabile, le rappresentanze sindacali vivono anch'esse una crisi di coinvolgimento e partecipazione. O ancora, potrebbe malignare qualcuno, i candidati non sono appetibili, o addirittura i dipendenti temono ritorsioni.
Le presenze in sala sono comunque eloquenti: c'è Franco Santolla, per esempio, Moisé Chiodi, Giovanni Iera, Franco Bartucci, tutti afferenti ad aree diverse e nevralgiche dell'ateneo.
Al tavolo della presidenza siede Franco Mazzulla, a fare da moderatore, a fianco a lui i candidati Pasquale Versace e Franco Rossi. Gli sfidanti neanche a parlarne, non si riesce proprio a metterli tutti insieme allo stesso tavolo. L'incontro con Latorre dovrebbe tenersi la prossima settimana, ma con lo sciopero generale del 19 di mezzo, sarà difficile trovare una data.
La discussione verte soprattutto sui temi di interesse per il personale, come il peso elettorale e la rappresentanza, i concorsi, il precariato, la valutazione, la formazione. Seppure l'introduzione di Versace tocca punti più generali e riguarda l'intera gestione dell'ateneo, a tratti la riunione sembra trasformarsi in un incontro sindacale, fra sindacati e dipendenti. E le critiche non mancano, soprattutto nei confronti del voto sindacale espresso due anni fa a favore della modifica di Statuto che consente a Latorre di ricandidarsi. “Speravamo fosse l'avvio di un percorso più generale di riflessione e cambiamento - spiega Grandinetti della Uil - oggi ci accorgiamo che abbiamo sbagliato”. Va ricordato a onor del vero che Grandinetti, all'epoca della modifica, dopo aver denunciato pubblicamente le pressioni sul sindacato da parte del Rettore, presentò le dimissioni.
Gianfranco Trotta della Cgil ricorda l'opposizione del proprio sindacato nei confronti della modifica. Ma ormai è come parlare della preistoria, considerato che le RSU alla fine accettarono le pressioni e votarono sì al terzo mandato.
Il più incazzato è Franco Bartucci, lo si intuisce chiaramente dal volume del suo intervento. Bartucci lavora da 35 anni all'Ufficio Stampa dell'Unical: vicino alla pensione, non ha più peli sulla lingua. “Non voglio che sembri una questione personale - dirà dopo - ma una questione del personale”. Si riferisce all'autonomia e al rispetto che ogni dipendente gradirebbe avere sul posto di lavoro. Invece la nomina di un portavoce - il giornalista della Gazzetta del Sud Francesco Kostner - da parte del rettore - e negli ultimi tempi anche di un fotografo - ha creato non poche ingerenze nel lavoro di un ufficio stampa che, in queste settimane di campagna elettorale, si è visto ulteriormente restringere il controllo sui comunicati stampa. Una sorta di teleKabul nelle mani del portavoce, del rettore e del direttore amministrativo.
Sui consulenti Versace è chiaro: “Bisogna utilizzare le risorse interne, non mortificarle ricorrendo a figure apicali esterne”. E conclude: “Votate per me, perché per me non siete lavoratori di serie B” e rilancia la sua proposta “una testa, un voto”.
Come in tutte le riunioni sindacali, manca un elemento: il contraddittorio. Nessuno parla degli imboscati o degli uffici inutili, si pensa a stabilizzare i precari, mai a precarizzare i garantiti fannulloni. Il discorso potrebbe valere anche per i docenti, naturalmente. Si potrebbe ottimizzare l'esistente, senza per forza impiegare altre risorse sul personale, che è già il più numeroso d'Italia - in rapporto al numero di studenti. Ma un sindacato simile non avrebbe iscritti. E un candidato con questo programma prenderebbe pochi voti.

13/06/2007 - Daniela Ielasi

martedì 12 giugno 2007

Facoltà di Lettere, tutto risolto


"Il Preside porrà la fiducia", era quello che si mormorava nei corridoi presso l'auala Filol8 (cubo 28D) nel consiglio straordinario della Facoltà di Lettere di oggi. Quello che ha fatto il Preside è stato invece chiedere, con una mozione ad hoc, i pieni poteri per il calendario accademico della Facoltà da qui - fine quarto periodo didattico - all'inizio del nuovo a.a. - compreso il periodo delle sessioni autunnali d'esame e di laurea. La votazione è stata totalmente a fovere del Preside che è stato quasi preso di sorpresa, chiudendo poi in pochi minuti un consiglio che si prospettava quanto meno surriscaldato dal precedente del 6 giugno.
Già perchè, in occasione di quella assemblea - come abbiamo riportato nell'ultimo numero cartaceo dell'anno (il 24) di FaC -, si sono scontrati 2 volti della Facoltà: quella favorevole ad ascoltare gli studenti e quella più "biecamente reazionaria", che voleva addirittura aprire la sessione autunnale per le sole lauree. Il Preside - nel discorso per presentare la sua mozione - ha poi spiegato che il caos creatosi nel precedente consiglio era solamente figlio di un palese problema di comunicazione. E' certo che è quanto meno positivo constatare che, un semplice problema di comunicazione tra docenti, abbia portato alla presenza - alla discreta mobilitazione - di una cinquantina di studenti interessati quanto composti, alle decisioni del consiglio.
Alla fine è veramente saltato fuori quel Patto tra generazioni auspicato proprio da Perrelli nel suo discorso, in cui chiedeva una comprensione reciproca tra studenti e docenti, già favorita dagli studenti nel permettere morbidamente l'anticipo della sessione di laurea da ottobre a settembre 2007 (v. n°24 FaC).
Dunque il risultato finale del consiglio è:
  • sessione estiva: tre appelli d'esame;
  • sessione autunnale: un appello.
BUONO STUDIO SOTTO GLI OMBRELLONI Ragazzi!!!
12/06/2007 - Leonardo Torchia

lunedì 11 giugno 2007

Due premi intitolati a Maurizio Grande


Il corso di laurea in DAMS dell’Università della Calabria con il Teatro Rendano e il Centro Rat (Cosenza), in sinergia con il Circolo Chaplin di Reggio Calabria, hanno promosso il “Premio Maurizio Grande”, dedicato alla saggistica teatrale, nazionale e internazionale. Il comitato di lavoro, riunitosi nell’aula magna dell’Università, ha discusso sulla istituzione di due premi, uno di cinema (giunto alla terza edizione) e uno di teatro (alla prima edizione), entrambi promossi in Calabria, evidenziando che questi sono espressione della duplice dimensione dello studioso in cui teatro e cinema convivevano proficuamente.
Le modalità del premio riguardano la individuazione di un volume di saggistica con particolare attenzione alla produzione di studiosi giovani e originali, con un impianto di ricerca intertestuale e con esplicito impegno teorico, avendo come soggetto le arti performative. La giuria può alternare, senza cadenza fissa, un saggio in lingua italiana di autore italiano con, un altro scelto in ambito internazionale con criteri analoghi.
La giuria internazionale è composta da: Valentina Valentini ( Università della Calabria) Antonello Antonante ( direttore artistico Teatro Rendano), Ferruccio Marotti ( Università La Sapienza), Heleni Varoupolou (studiosa, critica, direttrice del Teatro Nazionale di Atene), Paul Allain (docente di teatro, Londra, consulente di Routledge), Lorenzo Mango (Università Orientale di Napoli). La sua struttura non è rigida nel senso che la composizione può mutare per validi motivi.
All’incontro di preparazione del premio hanno partecipato: Antonello Antonante, Fabrizio Deriu, Valentina Valentini, Daniele Gambarara, Carlo Fanelli, Vincenza Costantino, Rita De Battisti, Claudio Scarpelli (fonte Ufficio Stampa Unical).

"Il corpo elettorale e gli studenti" di aa. vv.

Le liste CUORE e SUD, le associazioni Unione Degli Universitari, Impegno Cattolico Universitario, Impegno Culturale Cinese, Dimensione Area Studentesca, Entropia, Associazione ValleCrati, Associazione Studenti Unical, Associazione Studenti Arbereshe, ArciPelago, Associazione Università Futura, Associazione Universound, Associazione Donne per l’Unical, University Calabria Students, Aula Liberata Zenith, Associazione Pul, Associazione UnicalLive, il coordinatore dell’associazione RDU, Filippo Garofalo, e i rappresentanti degli studenti Talarico Carmine (Consiglio Nazionale Studenti Universitari), Borrelli Stefano (Senatore Accademico), Emilio D’Acri (C. d. A. Unical), Gaudio Francesco (C. d. A. Centro Residenziale), dopo il corpo accademico del 7 giugno, ritengono necessario un più ampio e articolato confronto tra i programmi dei due candidati all’elezioni rettorali del 27 giugno.
Noi studenti, che rappresentiamo oltre il 50 %degli aventi diritto al voto della componente (circa 20 voti), consapevoli dell’importanza della scelta per il futuro dell’Ateneo e non solo, manifestiamo l’esigenza di approfondire le tante questioni irrisolte della vita del Campus di Arcavacata. Non si può liquidare tale momento con due dibattiti di qualche ora, come quelli al momento previsti prima del voto che vedono ridotta per non dire mortificata la partecipazione studentesca alla discussione. Auspichiamo che il futuro Rettore sia anche il Rettore degli studenti, non soltanto per la capacità d’intercettare il consenso elettorale ma soprattutto per la capacità d’interpretare le proposte studentesche.
Dalla riorganizzazione della didattica, a partire cioè da una più efficace razionalizzazione dell’offerta formativa e dell’ordinamento didattico dei corsi di studio, al miglioramento della qualità dei servizi di segreteria, dalla tutela del diritto allo studio a quello della residenzialità, l’ottimizzazione delle politiche sull’orientamento in entrata, in uscita ed itinere ( meno eventi commerciali, meno fiere, e più spazi culturali e formativi di sostegno).
Sogniamo un grande Campus che sia motore dello sviluppo socio-economico della Regione, che guardi all’innovazione e alla creazione di una nuova classe dirigente. Uno spazio importante di confronto non può che essere dedicato alla risoluzione del problema del precariato amministrativo e di ricerca, che ha raggiunto numeri rilevanti. Non possiamo accettare di perdere le nostre migliori energie o di vederle convivere con il disagio e l’incertezza del proprio futuro. Noi siamo dell’idea che tutti gli studenti abbiano le facoltà intellettive di scegliere, siano diversi gli uni con gli altri e che queste differenze costituiscano una ricchezza in termini culturali e politici.
Questioni che dimostrano la necessità e l’urgenza di un vero dibattito: non banale, né scontato oppure ovattato. Tutte le componenti dell’Ateneo hanno il dovere civico di promuovere una discussione franca e serena in grado di chiarire il percorso futuro della comunità universitaria.
Noi intendiamo farlo. Per queste ragioni prima di scegliere intendiamo capire l’efficacia delle proposte.

"Il corpo elettorale e i due candidati" di M. Veltri

Qualcuno, so, ha malignato perchè nel corpo accademico del 7 giugno, pur iscritto a parlare, alla fine non sono intervenuto. "Non si è voluto schierare" o "non se l'è sentita"... cose del genere. Il fatto è che la dilatazione dei tempi, per l' esubero di durata di alcuni interventi, mi ha costretto ad andar via, e Lino Versace lo sa, perchè un lutto mi imponeva di essere presente fuori Cosenza a una certa ora, ed ero già in ritardo.
E' questo il caso, dunque, per esprimermi direttamente, e ancora una volta, sull'argomento - posto che qualcuno non abbia seguito la produzione sul sito e sui giornali delle mie ripetute esternazioni. La riunione di ieri ha detto almeno tre cose. Grazie a Lino per essersi candidato, perchè, me non soprattutto, ha acceso un dibattito che altrimenti mai ci sarebbe stato. Il suo volersi misurare ha posto sul tappeto una serie di argomenti che oltre a interessare il corpo docente ha portato Gianni Latorre a cavalcarne alcuni, addirittura impossessandosene.
Che sarebbe stata questa elezione, con un solo candidato? La seconda: positivo e coinvolgente il ragionamento di Versace che, di fatto, ha prospettato una visione d'ateneo non opposta ma certamente diversa da quella illustrata da Latorre. Una diversità che finora non apparteneva nè al linguaggio nè all'operare del rettore in carica, il quale però, si è detto, ha pescato a piene mani su alcuni e non banali item versaciani o che comunque erano emersi nel dibattito stimolato proprio dalla discesa in campo di Lino (cfr. FattialCubo, il Quotidiano, CalabriaOra, il blog di Lino, le discussioni nelle facoltà e nei dipartimenti).
A parlare di ricerca, di università con respiro regionale, di didattica, in specie su che fare per accompagnare gli studenti dalla scuola superiore ai corsi universitari e sull'invereconda proliferazione di corsi e corsi di laurea, di qualità e non solo quantità, Latorre fino a poco tempo fa non ci aveva provato neanche.
E' da chiedersi perchè, e perchè lo faccia solo ora, in termini di proposta e promessa, così come solo ora parli di preparare una successione con una squadra di governo idonea. Finora, e non da ultimo, pensava al terzo mandato, ovvio. Un terzo mandato, s'è detto e l'ho detto ma voglio ripeterlo, al quale mi opposi subito, anche di persona, per due motivi, e glieli dissi entrambi: perchè non modifichi tutto lo statuto e non solo questo stralcio, i tempi ci sono e sarebbe tutto più partecipato e credibile?; la percezione interna ed esterna di questa modifica stralcio avrebbe comportato una totale omologazione di Unical al disastrato mondo della politica, fatta di autoconservazione e perpetuazione totale di una casta - mondo della politica in cui lui, il rettore, s'era e si è immerso con mani e piedi.
E l'università, un'università in Calabria, per come era nata, per quello che deve fare, questo scivolone non può permetterselo. Ecco, un accenno su questo non l'ho sentito, nè da Lino nè da Gianni. Non vuole dire essere provinciali o localistici individuare e perseguire una mission calabrese della nostra università. Che fra gli altri obiettivi aveva e ha la costruzione di nuove classi dirigenti soprattutto in termini di autodeterminazione, non sudditanza, criticità. Non solo professionisti, quindi, ma anche persone, persone portatrici di diritti oltre che di doveri. E da questo punto di vista Unical lo fa il suo dovere, con comportamenti, atti, opere e omissioni?
Trasparenza, rigore, rinnovamento, non incrostazioni, apertura e partecipazione? Ha voglia Nuccio Ordine di citarlo, il compito di Unical, di formare persone, quando poi asserisce sbrigativamente senza un perchè, che lui, a prescindere, vota per Latorre... Ma se in Università non si coltiva la ricerca del nuovo, non fine a sè stessa, il superamento del noto, l'orizzonte di paradigmi diversi, che università è, laddove proprio l'attività di ricerca a questo è improntata? Chi non discute muore, chi non s'interroga non va avanti, caro Nuccio. E siamo così alla terza cosa: il codismo che Piperno ha chiamato leccaculismo di taluni: ma ci può essere speranza, in queste condizioni? anco Bel magistero per i giovani, che sarebbe bene cercassero meno leader ed esercitassero in proprio un protagonismo maggiore! E Piperno: ma te la puoi cavare con una scheda bianca? Nè con... nè con... Abbiamo i capelli bianchi: cresciamo per favore.
Non credo proprio che Versace sia fuori gioco, nè credo che il terzo candidato come lo ha chiamato il decano abbia molti accoliti. Certo i tempi, e i luoghi, fanno pensare che chi comanda resta in sella (indolenza, sfiducia, e investire tutto nella delega), ma forse qualcosa si muove. Vedremo al prossimo appuntamento

martedì 5 giugno 2007

Finmeccanica ovvero se la ricerca diventa militare


Finmeccanica viene costituita nel 1948 dall’IRI (Istituto per la Ricostruzione Industriale) per gestire le partecipazioni nell’industria meccanica e cantieristica. Nel giugno del 2000 la società viene privatizzata: il Ministero dell’Economia italiano conserva il 32,3% del capitale e la parte rimanente è sul mercato. Attualmente è il secondo più grande gruppo industriale italiano ed il primo per quanto riguarda l’alta tecnologia. Opera nei settori dell’aeronautica ed è leader in Europa nel settore dei velivoli civili e militari, dello spazio, dei sistemi di difesa, dei sistemi missilistici, dei trasporti e dell’energia.
Fra le società controllate da Finmeccanica S.p.A. c’è l’Alenia Aeronautica, organizzata in diverse aree di business: velivoli da combattimento, velivoli da trasporto militare, velivoli per missioni speciali. Alenia progetta e realizza direttamente o tramite collaborazioni internazionali velivoli da combattimento e da trasporto militare come l’Eurofighter Typhoon, l’AMX, il Tornado, il G.222, il C-27J, l’ATR 42MP . Partecipa inoltre alla progettazione e realizzazione di strutture per il nuovo aereo da combattimento statunitense F35 Lightning II (JSF). Ha conferito grande prestigio all’azienda la recente realizzazione del dimostratore tecnologico Sky-X, un velivolo in grado di volare con l’ausilio di un pilota collegato in remoto (quindi della famiglia degli UAV).
Un’altra controllata dal gruppo Finmeccanica è la Oto Melara, azienda italiana attiva nel campo della difesa con sedi a Brescia e alla Spezia. Fondata come Vickers Terni nel 1905 incominciò la produzione di armamenti con la prima guerra mondiale costruendo soprattutto armi da 40 mm e dal calibro maggiore. Nel 1929 fu rinominata OTO e, con questo nome, costruì durante la seconda guerra mondiale soprattutto cannoni navali dal grande calibro per navi da battaglia. Nel dopoguerra, precisamente nel 1953, assunse la sua forma definitiva prendendo la denominazione completa Oto Melara, dal nome del quartiere spezzino su cui sorge l’impianto. I due prodotti di maggior successo dell’azienda sono stati gli obici da montagna 105/14, in servizio in molti eserciti NATO, ed il cannone navale Otobreda 76/62, adottato su 53 classi Navali sparse per il mondo e montato su oltre 1000 navi. Oggi Oto Melara offre sul mercato carri armati, mezzi di trasporto truppe corazzati su ruote, sistemi missilistici terra-aria, cannoni, torrette armate [...]

L’amministratore delegato di Finmeccanica Spa è Pier Francesco Guarguaglini, un uomo all’apparenza mite. Amministratore delegato di Oto Melara, responsabile del settore Difesa di Finmeccanica, presidente di Alenia Marconi Systems, amministratore delegato di Fincantieri, dal 2002 guida Finmeccanica con risultati lusinghieri. Nel 2005 vince la gara indetta dal governo degli USA per la realizzazione dell’elicottero del Presidente degli Stati Uniti d’America.
Guarguaglini è stato di recente ospite dell’Unical insieme al Ministro dei Trasporti Alessandro Bianchi, per firmare un protocollo d’intesa con gli atenei di Cosenza e Reggio Calabria. Il Gruppo infatti investe ogni anno più di 1,7 miliardi di euro (ovvero il 15% del valore della produzione) in attività di “Ricerca e Sviluppo” e le due università del Sud, grazie all’interessamento del Ministro, spererebbero di guadagnarsi una fettina di finanziamenti per ricerche da svolgere nei propri dipartimenti e laboratori. Alla cerimonia presenziano, oltre ai due rettori Latorre e Giovannini, il prefetto Musolino, l’assessore Principe, il deputato Pignataro, l’imprenditore Callipo, i sindaci Filareto, Speranza e Perugini. Le ricerche dei due atenei nel campo dell’Ingegneria, presentate per l’occasione da Sergio Bova per l’Unical e da Carlo Morabito per la Mediterranea, sono eccellenti. Spaziano dalla robotica all’ICT, dal software - con attenzione al peer 2 peer - ai sistemi di controllo, dall’energia (solare, eolica, nucleare) - con un occhio all’ambiente - al trattamento dei rifiuti. Scienza al servizio dell’umanità, si direbbe, non contro di essa. Difficile immaginare che dai nostri laboratori possano uscire microcomponenti di macchine infernali, da impiegare nelle tante guerre - umanitarie o meno - distribuite sul globo terrestre. Niente paura, i protocolli d’intesa in genere hanno altri scopi, propagandistici più che esecutivi, il che si inquadra perfettamente nel clima elettorale di Arcavacata. Infatti come dirà lo stesso Guarguaglini, apprezzate le ricerche, “serve il confronto con l’industria”. Come dire: è inutile che vi spendete in tanta bellissima ed etica ricerca di base, perché l’industria finanzia la ricerca che serve, quella applicabile e trasferibile.

28/05/2007 - Daniela Ielasi

CR, finanziati venti progetti

Al momento è solo una bozza: diventerà definitiva nel corso di questa settimana. Ma possiamo già dare qualche anticipazione sul programma delle attività socioculturali per l'anno 2007 approvate dall’ultimo Consiglio d’Amministrazione del Centro Residenziale. Con una novità: ai 42 mila euro disponibili in bilancio, il CdA ha deciso di aggiungerne altri 13 mila, in modo da arrotondare in eccesso i già esigui contributi concessi alle associazioni richiedenti.
Su circa sessanta progetti pervenuti - alcuni dei quali formulati in maniera errata, quindi esclusi da subito - un terzo ha passato l’esame della commissione formata dai rappresentanti degli studenti Gaudio e Parise e dal docente Cesare Pitto. Venti manifestazioni culturali, perlopiù convegni, ma anche spettacoli, concerti, teatro, danza, poesia, arti figurative. “Un calendario più ricco degli anni passati - commenta Franco Mazzulla, responsabile del settore - che comprende non solo eventi ludici ma anche iniziative più culturali”. Vediamone alcune nel dettaglio.
Il Comitato Pro Campus prevede una fiera dei prodotti tipici calabresi, dalla gastronomia alla musica, con dibattiti e concerti. L’Associazione Das ha in progetto tre convegni, su giovani e consumo di droghe, occupazione giovanile, rapporto con il territorio. Ci sono poi alcuni convegni organizzati dai rappresentanti degli studenti di Lettere, di Economia e di Farmacia, da Matrix. Entropia ha proposto una nuova edizione di “Week-end in Campus”, per animare con film, dibattiti e concerti il fine settimana degli studenti. Il Club della Grafica farà un’esposizione di opere sull’ambiente. L’associazione Impegno Culturale Cinese ha in programma quattro giorni di promozione della cultura cinese, della lingua e delle tradizioni orientali. Calabria University farà una serata danzante; Hobbit una serata con artisti di strada, Original Sin organizzerà l’esibizione di un corpo di ballo; Libero Teatro metterà in scena un suo spettacolo. Università Futura farà una serata di ballo. C’è poi la manifestazione “Voci del Mediterraneo” organizzata dal Prof. Pitto, che prevede poesia e musica. Dedicata alla poesia sarà anche la manifestazione organizzata da Adolfo Adamo, prevista già per il 5 giugno. Le altre date sono ancora tutte da confermare, come l’entità dei singoli contributi assegnati.


28/05/2007 - FaC

Libro originale, sconto sull'esame

Fotocopiare libri si sa è illegale, a meno di non limitarsi al 15 per cento. Eppure generazioni di studenti dell’Unical sanno bene dove andare a comprare, esame per esame, i volumi copiati senza riserva alcuna e rispetto del diritto d’autore. Chi lo fa, che sorprendentemente sfugge anche ogni genere di controllo al di fuori di pro-forma che constatano l’ordinaria vendita di penne e matite e che non si accorgono affatto di un’attività assai lucrosa, svolta al riparo da qualunque riflettore, certo non lo immaginava proprio la fortuna (materiale) nascosta tra le pagine dei libri. Bisogna ammettere che se ci fossero più docenti che pretendono dai loro studenti l’acquisto dell’originale dell’ultima opera da loro stessi firmata, questo business di discutibile legalità dei libri fotocopiati verrebbe a una fine.
Ma come si fa ad avere la faccia di obbligare degli studenti a comprare il proprio libro? Impresa difficile, la faccia per farlo in modo diretto nessuno la tiene, ma il modo per riuscirci, visto che siamo in accademia e le intelligenze qui abbondano, si trova, eccome. Pensate che il metodo è così efficace che qualcuno è addirittura arrivato a comprare due copie dello stesso testo, prima alla triennale e poi alla specialistica, e non si tratta neanche di matricole intimorite al primo impatto con l’Università. Il trucco che sta alla base del funzionamento di un affare tanto volgare quanto miserabile, visto che da questa vendita un autore guadagna degli “arrotondamenti”, è uno sconto sull’esame. La tentazione è allora grande, posso scegliere se sostenere un esame su due, massimo tre argomenti che ho concordato e sottoscritto col docente sulla mia copia del suo libro, o posso scegliere di risparmiare questi 15-20 euro andare a studiare in biblioteca e quindi l’esame normale, a sorpresa, come funziona nella maggior parte dei casi. Si capisce bene che nella corsa al credito fuggente e nell’Università ispirata più dalla necessità di fornire un pezzo di carta che cinque anni di vita, le strade più corte sono quelle più frequentate, e pacchi di libri portati in aula da assistenti condiscendenti o troppo sottomessi per rifiutare un compito pietoso, son presto esauriti. Resta la perplessità, enorme di fronte a un costume di così bassa estrazione che diventa sgomento quando si pensa alla facilità di predica di docenti, presidi, rettori incapaci, è evidente di comportarsi secondo dei comuni criteri di civiltà. Vincolati l’uno all’altro da altri codici, di stampo piuttosto mafioso, per cui non denuncio il marcio del collega, ma mi faccio i fatti miei sicuro che questa discrezione e questa specie di solidarietà tra compari mi tornerà utile.

28/05/2007 - Rossella Zaffino

Scienze Turistiche e le promesse di Adamo


Si apre con una insolita prassi e un forte dissenso, nutrito più che formalmente espresso dagli studenti, l’incontro tra il Vicepresidente del consiglio regionale, nonché assessore regionale al turismo, Nicola Adamo ed i vertici del corso di laurea di Scienze Turistiche. L’insolita prassi è stata quella che ha visto sbarrate a studenti e giornalisti le porte dell’aula Gravina, in cui l’incontro si è tenuto, e tutto ciò nonostante il comunicato stampa che invece, puntualmente, aveva informato dell’incontro Regione/Università.
Il forte dissenso è diretta conseguenza della scelta di discutere a porte chiuse, cui gli studenti interessati proprio non riuscivano a rassegnarsi. A dire il vero due studenti erano presenti all’incontro, e si trattava dei rappresentanti del corso di laurea, che però a quanto pare sono ben poco rappresentativi degli iscritti a Scienze Turistiche, poiché difatti, gli altri, quelli esclusi, erano coloro che più intensamente si sono attivati negli ultimi mesi; il risultato di tale impegno è stato l’elaborazione di alcune proposte, ufficialmente presentate, al fine di riformare un corso di laurea che al momento non garantisce, agli studenti che lo frequentano, rosee prospettive.
Le porte si sono aperte al termine dell’incontro e i relatori, a riunione terminata, si sono concessi agli studenti ed ai giornalisti, rilasciando interviste dal carattere programmatico e/o politico, e soprattutto rendendo partecipi gli studenti dell’esito dell’incontro. Pare che ci sia allo studio del consiglio regionale una proposta di legge, che legge dovrebbe diventare entro luglio al massimo, la quale dovrebbe ridisegnare il turismo in Calabria (ricordiamo che la materia turistica rientra tra le competenze regionali). Altro buon proposito quello di avviare una trattativa, formalizzabile in un successivo protocollo di intesa, tra Regione, Università ed associazioni di categoria, al fine di qualificare, rispetto a quanto chiesto dalle peculiarità del territorio, le figure operanti nel settore turistico.
14/06/2007 - Paola Staffa

I precedenti.
"Scienze turistiche, studenti in agitazione"
Ha tenuto banco all’Unical un’assemblea tra gli studenti del Corso di Laurea in Scienze Turistiche, di Valorizzazione dei sistemi turistico – culturali, il corpo docente ed il Preside di Facoltà, Giuseppe De Bartolo. I temi dell’incontro erano quelli che una piccola rappresentanza di studenti dello stesso corso aveva fatto notare in un Consiglio di Corso di Laurea già da alcuni mesi: il riconoscimento della propria figura professionale e alcuni accorgimenti interni riferiti alla programmazione didattica e formativa.
Il problema legato al riconoscimento della figura occupazionale è nato quando i primi laureati del Corso di Laurea di Scienze Turistiche (un corso di laurea relativamente giovane) non sono stati menzionati nei concorsi indetti dalla Regione e dalle Associazioni di Categoria in merito al settore di loro competenza, e del quale gli stessi dovrebbero rappresentare il fiore all’occhiello della Calabria. Tali concorsi sono infatti aperti a tutti coloro che, in possesso del più disparato diploma, decidono di affacciarsi a quello che è il “comparto turistico”: un vero schiaffo morale per gli studenti che investono in una formazione “specializzata” in materia turistica, lunga e qualificante.
Ma non è tutto. Il discorso si è complicato quando, agli stessi studenti in cerca di occupazione presso gli enti o i provveditorati regionali e provinciali, è stato risposto che “non sapevano dell’esistenza di tale titolo” o, nel migliore dei casi, “il titolo in loro possesso non valeva niente”.
Allora gli studenti si sono rivolti al Consiglio del Corso di laurea e hanno chiesto chiarimenti sulle discipline tuttora inserite nei piani di studio. E’ emersa la necessità di rivedere il piano formativo integrando l’offerta didattica attuale, con più ore di lingua inglese, più ore di informatica (attraverso il riconoscimento dell’ECDL), e più ore da destinare agli stages presso strutture alberghiere, ADV, enti territoriali, ed istituti di ricerca.
Data la sua importanza, l’assemblea ha da subito destato l’attenzione di moltissimi studenti preoccupati per il loro presente e futuro. Sonia Ferrari, Presidente del Corso di Laurea, supportata da pochi colleghi, ha chiarito le posizioni del corpo docente, ammettendo gli sbagli che si sono commessi finora nella gestione di un Corso di Laurea importante come questo, ma convinta, per quanto concerne i suoi compiti, di poter risolvere nel più breve tempo possibile i problemi presentati, anche grazie all’aiuto degli studenti.
Lei stessa ha rassicurato gli studenti che finalmente è stato avviato un dialogo con la Regione Calabria per quanto concerne gli sbocchi occupazionali delle classi di laurea L/39 ed S/55 corrispondenti rispettivamente alla triennale ed al corso di specializzazione, riportando che dall’altra parte, gli interlocutori, si sono dimostrati decisamente attenti alle problematiche che colpiscono il Corso di Scienze Turistiche.
L’assemblea è servita anche a discuetere alcuni difetti di un Corso di Laurea che senza ombra di dubbio avrebbero dovuto esser trattati qualche anno addietro, ma come spesso capita: meglio tardi che mai...
In una regione come la nostra dove da anni il turismo è illustrato come il volano attraverso il quale perseguire questo agognato “sviluppo strutturale ed economico” e dove si afferma costantemente di cercare di frenare l’esponenziale fuga di cervelli, non è possibile riscontrare l’indifferenza della Regione verso i giovani qualificati che sentono proprio questo settore e che scelgono un Corso di Laurea che sicuramente offre loro le basi per affrontare determinate problematiche sia sociali che territoriali.
Sperando che le trattative procedano al meglio, saranno sicuramente indetti altri incontri per illustrare i risultati ottenuti tra università e Regione Calabria in modo da far tirare un sospiro di sollievo agli studenti del Corso di Scienze Turistiche e di Valorizzazione dei sistemi turistico – culturali.



28/05/2007 - Valerio Tripodi