I Nuovi
Linguaggi della Scena Contemporanea sono pronti ad invadere di meraviglie i
suggestivi luoghi del Protoconvento
Francescano di Castrovillari per la XVI edizione di Primavera dei Teatri.
Tredici spettacoli in cinque intense giornate (dal 29 maggio al 2
giugno) illustrati nella conferenza stampa di sabato mattina tenutasi sulla
terrazza dell’Urban Theater, da Dario De Luca, direttore artistico di Scena
Verticale insieme a Saverio La Ruina (al momento fuori sede) e il direttore
organizzativo Settimio Pisano. All’incontro con la stampa, oltre agli addetti ai lavori, erano
presenti il Commissario Straordinario di
Castrovillari Massimo Mariani e il Presidente dell’Ente Parco Nazionale del
Pollino Domenico Pappaterra.
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lunedì 11 maggio 2015
martedì 20 gennaio 2015
Anno Accademico, Gabrielli ricorda gli "angeli del fango" dell'Unical
Il 43esimo anno accademico dell'Università della Calabria è stato inaugurato stamattina in Aula Magna alla presenza del prefetto Franco Gabrielli, capo dipartimento della protezione civile italiana. Presenti alla cerimonia i rettori delle università di Reggio e Catanzaro, Messina, Potenza e Salerno, i direttori dei dipartimenti Unical, i sindaci di Cosenza e Rende, gli operatori della Protezione civile calabrese.
sabato 31 maggio 2014
Ballottaggio a Rende. Filorosso: "La scelta è fra conservazione e cambiamento"
"Al
ballottaggio dell’8 giugno a Rende la scelta non è, come vorrebbero farci
credere, fra centrosinistra e centrodestra, ma fra conservazione e
cambiamento”. Lo ripete più volte Andrea De Bonis, esponente del collettivo
Filorosso, che ha incontrato ieri sera all’Unical, nei locali del DAM, il
candidato a sindaco Marcello Manna. Non è la prima volta che l’avvocato entra
in quello spazio: c’era già stato per una conferenza stampa all’indomani della
demolizione del Filorosso, avvenuta nell’agosto del 2011, per esprimere tutti i
propri dubbi, e non solo dal punto di vista legale, su un’azione violenta e
autoritaria messa a punto dall’amministrazione Latorre in combutta con la
Procura di Cosenza.
mercoledì 30 aprile 2014
Giovani europei attivi con il progetto di Entropia
Prenderà
il via sabato 3 maggio lo scambio giovanile internazionale Italia-Spagna
promosso dall’Associazione Culturale Entropia in partenariato con
l’Associazione andalusa Eye nell’ambito del programma “Gioventù in azione”
dell’Agenzia Nazionale per i Giovani. Il progetto, denominato “A.C.E. for
Young” (Cittadinanza attiva in Europa per i giovani) si svolgerà nel centro
storico di Cosenza dove sedici giovani (8 italiani e 8 spagnoli, 8 ragazzi e 8
ragazze, dai 18 ai 25 anni) vivranno per un’intera settimana un’esperienza
unica di conoscenza e scambio interculturale.
martedì 25 giugno 2013
Becchi all'Unical: "Grillo ha ragione sul colpo di stato"
Sarà
pure una semplificazione giornalistica, ma se la visita all’Unical de
“l’ideologo del Movimento Cinque Stelle” Paolo Becchi, fosse stata
pubblicizzata come meritava, non sarebbe bastata l’Aula Magna a contenere i
curiosi. Il professore di Filosofia del Diritto all’Università di Genova è
stato invece accolto da un piccolo pubblico lo scorso 24 giugno nell’aula
Sorrentino di Scienze Giuridiche, forse per sua stessa volontà. Invitato in
veste di studioso ed introdotto dal prof. Alessandro Mazzitelli, Becchi ha
relazionato sul tema “Politica e istituzioni”, citando appena Beppe Grillo, ma esponendo analisi e idee che stanno alla base del fenomeno politico del M5S.
domenica 2 giugno 2013
Unical, gli studenti turchi manifestano in solidarietà con il proprio Paese
Dalla Turchia alla Calabria, da Istanbul ad Arcavacata: come nella migliore tradizione delle università gli studenti si uniscono alla lotta dei loro coetanei distanti migliaia di chilometri. Ma stavolta la vicinanza è maggiore, perchè la bandiera è la stessa, quella turca.
La nutrita delegazione di studenti turchi iscritti nei diversi corsi di laurea dell'Università della Calabria hanno manifestato ieri sera al Centro Residenziale dell'ateneo con bandiere e striscioni in solidarietà ai propri connazionali che da una settimana ormai manifestano nel cuore di Istanbul.
La protesta, cominciata come presidio di un parco, il Gezi Park di Taksim e dei suoi 600 alberi, dal progetto di distruzione e costruzione al suo posto di un supermercato, è cresciuta ogni giorno di più, trasformandosi in un vasto movimento contro il governo animato da tantissimi giovani in tutto il Paese.
La repressione è stata altrettanto esponenziale, fino all'arresto, nella giornata di ieri di quasi un migliaio di ragazzi.
Daniela Ielasi
Daniela Ielasi
martedì 28 maggio 2013
"Sciopero" degli autobus in Calabria, non è ancora finita
La protesta degli autisti calabresi è scattata
all’improvviso e si è estesa a macchia di leopardo, protraendosi per una
settimana. Ne hanno pagato il prezzo maggiore i cittadini, lavoratori pendolari
e studenti, medi e universitari, costretti a rimanere a terra e impossibilitati
a raggiungere il luogo di lavoro o di studio. C’è chi ha saltato importanti
visite mediche, prenotate da mesi.
Anche questa è Calabria, anche questo è il
mondo del lavoro “sindacalizzato”, dove i sindacati non proclamano con il dovuto
preavviso uno sciopero magari anche giusto, e i lavoratori si alzano una
mattina e decidono tempi e modi della loro protesta, noncuranti di gestire un
servizio pubblico e con la pretesa di essere comunque compresi dagli utenti.
Il trasporto pubblico locale di tutta la regione Calabria ha
vissuto così una settimana di caos ed ancora non se ne vede la fine. Il
servizio da stamattina sembra ripristinato ma la situazione è ancora molto
incerta, d’altronde la crisi del settore si trascina da tempo e ciclicamente il
problema si ripresenta, nelle stesse forme.
Tutto è (ri)cominciato il 21 maggio
scorso, all’indomani di una delibera della giunta regionale che, per questioni
di budget, prevede di ridimensionare ulteriormente i contratti di servizio
stipulati con le aziende private calabresi che gestiscono il Tpl, a partire dal mese di agosto.
I
sindacati sostengono che questa operazione farebbe di fatto perdere un migliaio
di posti di lavoro su tutto il territorio regionale. Hanno pertanto incontrato
la giunta regionale il 24 maggio scorso chiedendo rassicurazioni sul recupero
dei fondi stanziati. Il governatore Scopelliti ha chiesto dal canto suo di
riprendere il servizio in maniera regolare in attesa di trovare una soluzione. Un nuovo incontro è
previsto per giovedì 30 maggio, mentre i sindacati hanno già annunciato, se un
accordo non si dovesse trovare, uno sciopero generale per il 14 giugno.
Intanto, la mancanza di informazione sul problema è
pressocchè totale. L’assessore regionale al ramo, Luigi Fedele, assicura che si
sta facendo il possibile per mantenere un servizio efficiente per i cittadini.
In realtà “efficienza” non è proprio il termine più adatto quando si parla di
trasporti in Calabria: non è un caso che sia ancora quello privato il mezzo di
trasporto di gran lunga più utilizzato dai calabresi.
Die
giovedì 4 agosto 2011
La violenza distruttiva di Latorre si abbatte sul Filorosso
Il 4 agosto sarà ricordato come il giorno della violenza distruttiva per l’Università della Calabria. Approfittando del deserto d’agosto e del buio della notte, il rettore dell’ateneo Giovanni Latorre ha dato seguito al suo decennale, autoritario e perverso disegno di demolizione del centro sociale Filorosso, occupato e autogestito da oltre 15 anni nel Campus di Arcavacata. Su sua richiesta infatti, la Procura della Repubblica ha eseguito il sequestro del capannone con tutto il materiale che vi era all’interno (mobili, attrezzature e materiali cartacei del centro di documentazione, della sala prove e della sala concerti, della sala riunioni e della cucina sociale), l’abbattimento della struttura sotto lo sguardo vigile di oltre cento agenti dei reparti speciali della finanza, dei carabinieri e della polizia, ed il successivo dissequestro e restituzione dell’area sgomberata al rettore. Agli occupanti è stata invece notificata una denuncia per occupazione di immobili dell’università, turbamento delle attività didattiche e furto di corrente elettrica.
Il centro sociale viveva sotto minaccia di sgombero ormai dall’agosto del 2005, quando lo stesso rettore, dopo aver fatto approvare una delibera a maggioranza in piena estate dal Consiglio d’Amministrazione, provò ad eseguire la demolizione dello spazio, ritenuto inagibile e privo dei requisiti di sicurezza. Da sottolineare che quegli spazi erano frequentati quotidianamente dagli studenti dell’Unical già prima del centro sociale, quando ospitavano aule e laboratori. Gli occupanti riuscirono a respingere quel tentativo: da allora, in questi sei anni, è stato un susseguirsi di diffide, visite dei carabinieri, multe e procedimenti aperti a carico dei suoi storici fondatori. Fino all’agosto scorso, con il taglio definitivo di acqua e luce: Filorosso si trovava da un anno senza corrente elettrica, e le attività sociali, culturali e politiche venivano mandate avanti grazie ad un generatore di corrente. L’ultimo sopralluogo dei carabinieri era stato il 21 luglio scorso, in occasione della proiezione di un film per il decennale del G8 di Genova.
Nell’ultimo anno, nonostante l’inasprimento dei rapporti con l’amministrazione universitaria, il Filorosso non ha smesso di dimostrare la consueta disponibilità alla trattativa e all’eventuale trasloco in altri locali, al fine di salvaguardare l’importante attività di aggregazione giovanile in un territorio disgregato come la Calabria. Il magnifico ha invece deliberatamente scelto la via dell’annientamento fisico, nel chiaro intento di zittire la voce più libera e critica del Campus, mai succube, timorosa o complice nei suoi confronti. Con Filorosso il rettore normalizzatore demolisce un’anomalia positiva per l’Unical, l’unico luogo che ha sempre praticato oltre che predicato la socialità, l’autoformazione, la qualità della vita in un Campus agonizzante, deturpato dalle gru e dal cemento, dove gli studenti possono studiare, mangiare e dormire, ma non incontrarsi e coltivare sogni di libertà.
Questa opera di normalizzazione è in linea con i principi ispiratori della riforma universitaria che trasforma gli atenei in fabbriche del sapere, senza spazio per lo spirito critico. Il divieto di cittadinanza imposto oggi con la forza al Filorosso è rivolto a tutti gli studenti e ai docenti che coltivavano l’illusione di vivere in un luogo democratico, rispettoso delle diversità, aperto verso le nuove generazioni. Al rientro dalle ferie estive al posto dei capannoni dismessi e recuperati con cura e sacrificio e fino ad oggi pieni di vitalità artistica e culturale, gli studenti troveranno una spianata di cemento, monumento all’ottusità di questo rettore che continua a regnare sulla nostra comunità grazie a una legge ad personam da oltre dodici anni. Noi pensiamo che gli studenti non resteranno in silenzio: il seme ribelle darà ancora i suoi frutti, germogliando in altri tempi e in altre forme.
Filorosso vive!
mercoledì 15 dicembre 2010
Roma 14 dicembre. "La solitudine dei bravi ragazzi" di Loris Campetti

dal quotidiano Il Manifesto del 15.12.2010
Brucia piazza del Popolo, bruciano le strade di Roma, brucia la rabbia di decine di migliaia di studenti quando alle 13,41 viene annunciato il voto di fiducia a Berlusconi. Hai voglia di dire che tanto quello lì ha perso politicamente: i simboli sono importanti. E quella maledetta legge Gelmini fermata dalla rivolta delle scuole e delle università ora torna in campo. I tre voti che salvano il governo cancellano definitivamente la fiducia della piazza nella politica, cancellano il futuro di una generazione. E ne condannano un'altra alla precarietà. La stessa rabbia degli operai metalmeccanici arrivati da Padova o da Pomigliano che vedono il modello sociale di Marchionne puntare contro di loro come come i blindati della Polizia e della Finanza. Vedono tornare il panzer Sacconi lanciato a bomba contro lo Statuto dei lavoratori.
Quel voto del Palazzo, quel mercato sub-politico che umilia il Parlamento cambia l'umore della piazza, la protesta esplode e poche voci si alzano contro chi magari è arrivato organizzato in piazza, non invitato, per far casino. Nessuno prova pietà per qualche suv sfasciato sul Lungotevere, per una Jaguar che brucia, per i bancomat presi a colpi di sampietrini: sono simboli di un potere odiato oggi più di ieri, rappresentano anch'essi un modello diseguale, ingiusto, basato sul furto ai poveri, tanti, per dare ai ricchi, pochi. Goliardia? Non solo, e non soprattutto. Il blindato e qualche altro mezzo che bruciano tra piazza del Popolo, via del Corso e via del Babbuino non trovano solidarietà tra i giovani e giovanissimi che si affollano dietro chi resiste alle cariche della polizia. Quando un blindato tenta di sfondare il muro umano che, a differenza del Parlamento, sta sfiduciando Berlusconi ma viene ributtato indietro, parte un applauso corale. Questa non è goliardia, è rabbia di chi vede sfilarsi futuro e diritti e non ci sta.
Così brucia piazza del Popolo. La politica ha fallito, le istituzioni sono fuori, lontane, nemiche di queste ragazze e ragazzi così simili ai loro compagni di Atene o di Londra, che ieri hanno messo in campo la più grande manifestazione studentesca che il cronista, non più ragazzino, ricordi. Non hanno tutti contro, però. Con loro ci sono le tante Italie che resistono, e cominciano a incrociarsi. C'è la Fiom con il suo gruppo dirigente che chiede, insieme ai ragazzi, lo sciopero generale. Che se ci fosse stato avrebbe contribuito a farli sentire meno soli e meno lontani da tutte quelle rappresentanze che non rappresentano più, non svolgono più alcun ruolo di mediazione. Ci sono i terremotati dell'Aquila e il popolo avvelenato di Terzigno e Chiaiano, persino le «Brigate Monicelli», il popolo dell'acqua pubblica. Movimenti che dovranno intrecciarsi, meticciarsi, costruire insieme un percorso duraturo, perché domani è un altro giorno e bisognerà continuare il cammino insieme. Per questo è nato «Uniti contro la crisi» che ha promosso la manifestazione.La piazza ondeggia sotto le cariche della polizia. C'è chi resta fuori dagli scontri, come gli operai della Fiom, perché non sono nel suo dna e punta da piazzale Flaminio verso il Muro torto per raggiungere la Sapienza. Ma alla fine la polizia sfonda, riconquista piazza del Popolo, si riversa sul piazzale mentre il fumo acre dei lacrimogeni intossica e fa crescere ancor più la rabbia. Un candelotto va a finire dentro il lungo sottopassaggio della metropolitana trasformandolo in una camera a gas. Sopra, nel piazzale, vola di tutto contro un blindato della Finanza, isolato e impazzito, una scena che nella memoria dei meno giovani richiama una dannata piazza di Genova.
Alle 13,41 è cambiata non solo la piazza ma anche l'atteggiamento di chi avrebbe dovuto garantire l'ordine: fino al voto, fino a davanti al Senato, confronti anche duri, ma senza volontà di precipitazioni. Poi la «difesa dei Palazzi» è diventata aggressiva, quasi alla ricerca dello scontro. Che alla fine, immancabilmente, è arrivato con tanto di fuoco, ragazze e ragazzi in fuga inseguiti dai manganelli. I Palazzi hanno ignorato la protesta della piazza, hanno offeso la dignità di chi chiede quel che sarebbe giusto avere ma da oggi dovrà farci i conti. E sarà dovere di ogni organizzazione democratica costruire ponti con una generazione offesa ma determinata, e sostenere una battaglia per l'istruzione, la cultura, il lavoro, la giustizia sociale, che è una battaglia di civiltà e parla di diritti. Per costruire un'altra politica e differenti relazioni sociali, non mercificate, per pretendere giustizia sociale. Gli studenti sono in prima fila. Con loro ci sono altri movimenti, c'è un pezzo di Cgil. E gli altri dove sono?
lunedì 29 novembre 2010
Riforma al voto, la vigilia calda degli studenti

Una giornata densa di passione quella trascorsa oggi in tanti atenei italiani. Le occupazioni si sono moltiplicate a Milano, Venezia, Pisa, Firenze, Perugia, Napoli Urbino, Ancona, Palermo, Cagliari. All'Aquila gli studenti hanno invaso la zona rossa del centro storico: come i loro colleghi hanno occupato i monumenti e i simboli della cultura italiana, gli studenti aquilani hanno voluto riappropriarsi del patrimonio culturale danneggiato dal terremoto. A Roma gli studenti hanno occupato tutte le facoltà della Sapienza e si preparano alla grande giornata di domani, con la mobilitazione in piazza davanti a Montecitorio, in concomitanza con il voto alla Camera della legge Gelmini. Ma la protesta ha travalicato i confini del Paese, con l'eclatante occupazione del tetto del Cern a Ginevra da parte dei ricercatori, il più grande laboratorio di fisica al mondo.
UNICAL - La giornata per gli studenti dell'Unical è cominciata presto. Due cortei spontanei sono partiti dai poli opposti del Ponte, Farmacia al Polifunzionale e Ingegneria, per incontrarsi alle pensiline degli autobus, dove è stato bloccato il traffico in entrata e in uscita dall'ateneo. Alle 15 partecipata assemblea nell'Aula Magna occupata ed infine occupazione del Rettorato. Un migliaio di studenti ha preso parte alla giornata di mobilitazione e passata la notte nel rettorato occupato scenderanno dinuovo in piazza domattina per un corteo rumoroso, che dalle colline di Arcavacata conta di raggiungere la città. Pochi i docenti presenti, ancora meno i ricercatori. Una protesta nata da loro li ha visti man mano sparire, per lasciare spazio all'esplosiva anche se tardiva mobilitazione studentesca. E mentre a Firenze il rettore invita i colleghi ad astenersi dalla didattica in segno di protesta, il rettore dell'Unical è già andato via quando arrivano gli studenti ad occupare il rettorato.
Domattina l'appuntamento è alle 9:30 davanti l'aula magna. Gli studenti promettono che si faranno sentire da Roma. (Die)
giovedì 11 novembre 2010
Londra, la rabbia degli studenti

Gli universitari in piazza contro l'aumento della rette. Scontri davanti al Parlamento inglese
LONDRA - Decine di migliaia di studenti e ricercatori universitari hanno manifestato nel centro di Londra per protestare contro il piano di riforma dell’istruzione superiore che include un drastico aumento delle rette (il tetto passa dalle attuale 3mila sterline l’anno, a seimila e in alcuni casi, a nove) e il taglio dei finanziamenti pubblici. Di fronte al quartier generale del Partito conservatore di Millbank Tower, sul Tamigi, a pochi passi dalla nuovaTate gallery, diverse decine di manifestanti hanno appiccato il fuoco ai cartelloni che portavano, infranto vetrate, e fatto irruzione nella lobby, da cui hanno anche portato via alcune poltrone. La polizia è intervenuta, e alcuni agenti sono rimasti feriti mentre cercavano di trascinare fuori dall’edificio gli attivisti che si erano sdraiati sul pavimento. Alcuni di loro sono riusciti a raggiungere il tetto, da cui hanno gettato oggetti contro gli agenti schierati di fronte all’ingresso. Numerosi manifestanti sono stati arrestati. A Westminster, circa 200 studenti sono riusciti a varcare le barriere che erano state poste e inscenato un sit-in di fronte al parlamento.
Come ha spiegato uno dei 400 studenti di Oxford che oggi sono arrivati a Londra, David Barclay, che è presidente della Union dell’università in cui hanno studiato diversi degli esponenti di questo governo, «questo è il giorno in cui i politici impareranno che, anche se dimenticano le loro promesse, gli studenti non lo fanno». E sono i liberaldemocratici, che nella loro campagna elettorale avevano promesso di opporsi ad aumenti delle tasse, e che hanno raccolto molti voti fra gli universitari, il vero bersaglio della protesta che ha visto coinvolti oggi oltre 50mila studenti (secondo i dati degli organizzatori) provenienti da tutto il Paese. «I ragazzi di Oxford assicurano che non si metteranno in disparte per vedere i fondi per l’insegnamento decimati, per assistere all’appesantimento della prossima generazione di studenti con debiti insostenibili, non ci metteremo da parte mentre la nostra università diventa, ancora una volta, un rifugio per l’elite dei privilegiati», ha dichiarato Barclay.
Il presidente della National Union of Students, Aaron Porter, ha preannunciato che gli studenti si batteranno per far autorizzare elezioni supplettive nelle circoscrizioni vinte dai deputati liberaldemocratici - che si erano schierati in campagna elettorale contro gli aumenti delle rette- sulla scia di quello che aveva proposto in un discorso lo scorso giugno il vice premier, e leader libdem, Nick Clegg, per autorizzare la rielezione nei seggi in cui il deputato fosse stato accusato di un grave problema. Già a partire da lunedì inizieranno a raccogliere le firme nella circoscrizione di Clegg di Sheffield Hallam, anche se la legge non esiste ancora. Immediatamente, la Nus ha condannato le azioni violente dei «manifestanti canaglia» che hanno messo a rischio la protesta pacifica.
(da La Stampa.it)
martedì 28 settembre 2010
“Vivi il Campus”: il servizio civile fra gli studenti

Ancora pochi giorni per gli aspiranti volontari di servizio civile nazionale da impiegare nel progetto “Vivi il Campus” proposto dall’Associazione culturale Entropia all’Università della Calabria. Il 4 ottobre scade infatti il termine per presentare la domanda di partecipazione al bando 2010 indetto dalla Regione Calabria (G.U. n°70 del 03/09/2010) che prevede l’inserimento di 347 volontari in tutta la regione. Cinque di loro saranno chiamati a prestare servizio nell’ateneo di Arcavacata all’interno di un articolato progetto di educazione e promozione culturale verso i giovani, studenti in particolare. “Vivi il Campus”: questo il nome del progetto, si pone come obiettivo principale quello di animare, attraverso diverse azioni congiunte e con l’aiuto dei partners coinvolti, il Campus universitario e la vita degli studenti che vi risiedono, stimolando il loro protagonismo e il loro impegno, nell’ottica di un’idea partecipata di “comunità universitaria”, di cui gli studenti non sono spettatori ma attori. Il progetto si propone di articolare le proprie azioni su due fronti: uno interno che riguarda la quantità, qualità e diversificazione dei servizi già erogati, in modo da rispondere ai principali bisogni degli studenti; l’altro esterno con l’organizzazione di eventi diffusi nel Campus ed il supporto concreto nella realizzazione di iniziative autonome di studenti e gruppi di studenti.
Le azioni trovano un minimo comun denominatore nel Dam, sede dell’Associazione Entropia, centro propulsore di educazione e cultura, che servirà da raccordo anche fisico delle variegate attività che saranno realizzate.“Vivi il Campus” sarà dunque l’occasione per coinvolgere i ragazzi del SCN in un duplice intervento. Da un lato in attività di gestione del Centro, attraverso azioni tese ad avviare un percorso di partecipazione degli studenti, tale da caratterizzarlo non come spazio privato, ma comunitario. Dall’altro in attività tese a riorganizzare, articolare ed esprimere il potenziale di idee e creatività artistiche diffuse fra gli studenti del Campus, portandolo anche a valicare i confini dell’ateneo per contaminare il territorio circostante.
L’articolato progetto è reperibile insieme al bando e ai moduli per la domanda sul sito dell’Associazione culturale Entropia all’indirizzo http://entropiaunical.blogspot.com.
Le selezioni si svolgeranno giorno 8 ottobre 2010 alle ore 9.00 presso la sede dell'Associazione.
venerdì 18 giugno 2010
Inaugurazione dell'anno accademico, contestatori assolti

Tutti assolti con formula piena i cinque attivisti indagati per le contestazioni che si tennero all'Unical nel gennaio 2009 in occasione dell'inaugurazione dell'anno accademico con il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. Il Gip ha ritenuto così che non sussistano sufficienti indizi di colpevolezza per poter aprire un processo a carico dei cinque ragazzi accusati di un reato da codice Rocco "adunata sediziosa".
Piena soddisfazione da parte degli studenti. L'Udu in proposito ha diramato un comunicato che pubblichiamo di seguito.
"La repressione non fermerà le lotte sociali"
Negli ultimi anni l'Italia e la città di Cosenza, passando anche dall’Università della Calabria, sono state investite da un'ondata repressiva senza precedenti. Non ci stiamo riferendo ad operazioni di contrasto alle grandi organizzazioni criminali e mafiose né tanto meno alle indagini contro tutti i livelli dell'amministrazione che, dalle famigerate questioni ambientali calabresi irrisolte ed occultate alle inutili cattedrali nel deserto buone solo ai soliti speculatori che continuano a smembrare l’intero territorio regionale, hanno disvelato il sistema di corruzione e speculazione su cui si reggono. Centinaia di denunce, arresti e misure cautelari si sono abbattuti su tutti i soggetti sociali che si oppongono ai poteri forti dell'intero Paese.
Ne è testimonianza ciò che è avvenuto lo scorso anno, dove, in occasione dell’inaugurazione dell’A.A. 2008/2009 dell’Università della Calabria alla presenza del Presidente della Repubblica Napolitano, sono stati denunciati 5 attivisti cosentini, colpevoli solo di aver manifestato il proprio dissenso! QUELLA MATTINA L'UNICO ABUSO LO HA COMMESSO LA DIGOS E IL RETTORE GIOVANNI LATORRE!
Tutti questi fatti repressivi non possono essere considerati singolarmente ma fanno parte di un progetto di gestione della crisi che, attraverso il Pacchetto Sicurezza, esplicita il suo carattere autoritario. Partendo da Genova 2001 questo paese sta vedendo l’opposizione sociale continuamente obbligata a fare i conti con una repressione dura e pesante.
Repressione che è arrivata fino all’Unical, con l’intento celato della questura e del capo della digos Alfredo Cantafora (non nuovo a sparate di questo tipo, basti ricordare le fantasiose ricostruzioni dei giorni di Genova) di colpire il movimento studentesco sperando che 5 denunce avessero potuto fermare quella grande onda di opposizione sociale e politica!
A distanza di un anno il GIP del tribunale di Cosenza assolve con formula piena i 5 attivisti, riconoscendo di fatto l’assoluta inconsistenza delle accuse avanzate agli imputati.
A fronte dell’ennesimo attacco a giovani attivisti (e ne è conferma anche il recente sgombero a viale Trieste) la Procura della Repubblica di Cosenza ha l'obbligo giuridico e morale di aprire inchieste serie sulla conduzione e direzione della DIGOS cosentina! Troppi gli abusi, troppe le incompetenze, troppa arroganza nei comportamenti, troppi errori investigativi!
Non siamo disposti ad accettare che la crisi economica, sociale, ma soprattutto morale, venga risolta a colpi di denunce nei confronti di chi porta avanti battaglie in favore delle fasce più deboli della popolazione!
E non vorremmo sentir risuonare nell’aria ancora una volta le parole di Kafka: “Qualunque impressione faccia su di noi, egli è un servo della legge, quindi appartiene alla legge e sfugge al giudizio umano.”
Ateneo Controverso Unical
Unione degli Universitari Cosenza
martedì 15 giugno 2010
Le donne di Fabbricatore, colorate e creative

Si è chiusa il 10 giugno presso i locali del Dam, al Polifunzionale, la mostra “Komadori” di Luigi Fabbricatore, artista, scrittore e poeta italo-svizzero, nella cui opera immagini, testi e musica lavorano di concerto, creando una suggestiva miscellanea.
L’ inaugurazione ha visto la partecipazione della scrittrice Nadia Gambilongo, ed ha rappresentato l’ occasione per avvicinare i presenti all’ arte di Fabbricatore, presentandone parte delle influenze, del bagaglio culturale e del vissuto che hanno reso possibile la nascita di “Komadori”.
Nelle opere che si possono ammirare al Dam, i colori ben calibrati degli acquarelli o delle matite acquerellabili, con cui l’ artista riesce spesso ad ottenere una non semplice uniformità, delineano e valorizzano i “ri-tratti” di donne note o meno note: famigliari, cantanti, scrittici, tra le altre, colte nel vivo di un’ espressione, come nei variopinti ritratti, o nella fissità e nel bianco e nero delle “Donne di carta”, riprodotte o trasportate dall’ universo del fumetto a contesti urbani e attuali, fotografati dall’ artista stesso.
Ci si tuffa così nell’Oriente spesso evocato, o più specificamente nel Giappone, presente fin dal titolo (che rimanda al pettirosso), ma anche nelle donne nipponiche rappresentate, nell’ equilibrio che le tinte mantengono pur diventando a volte decise, nella citazione e rielaborazione di uno Shunga di Kitagawa Utamaro, “Utamakura” (il canto del guanciale), o negli scenari fatti di fiori di ciliegio o di elementi naturali che ne presentano la tipica grazia.
Non solo Giappone: assistiamo, infatti, alla contaminazione tra realtà diverse: nord e sud, compresenti nelle origini dell’ artista stesso e nella sua fascinazione verso il meticciato, Oriente e Occidente, bianco e nero. Il bianco non già della carta, prediletta invece nella versione porosa e nel suo colore naturale, non ancora alterato, ma quello di un volto o di uno sfondo su cui spicca una figura femminile, e il nero della Dea Madre, delle statuine di culto a lei dedicate, delle Veneri e Madonne venerate in tutto il mondo.
“L’ idea è nata dalla lettura di Dark Mother”, ci ha spiegato l’ artista, “e dalla scoperta o conoscenza del lavoro di alcune pittrici come Leonor Fini, Remedios Varo, Jean Pellet e Rosalba Carriera, ma si è sviluppata come un work in progress: le mie produzioni, infatti, crescono e si rinnovano continuamente grazie agli stimoli che via via si presentano”.
L’ adattamento all’ edizione italiana di “Dark Mother” è stato curato da Nadia Gambilongo stessa, che ha deciso di tradurre il titolo in “La madre o-scura”, proprio per lasciare inalterato il significato che rimanda al colore nero, colore troppo spesso scomodo e bistrattato, come dimostrano i tentativi di sbiancamento operati su questo tipo di manifestazioni artistiche e religiose.
Fabbricatore ci accompagna tra gli africani primordiali, i Canaaniti, civiltà dalla straordinaria capacità creativa e ricca di conoscenze (come la scrittura), che basava la sua esistenza, scandita dal ciclo lunare, su valori quali la Giustizia e la Compassione e sul culto, appunto, della dea Madre.
Una Dea Madre che è la Terra stessa con la sua fertilità, e che è l’ eterno femminino sacro, venerata da questa civiltà fortemente caratterizzata, come si può immaginare, da un matriarcato progressivamente surclassato e distrutto dai Cargani, meglio conosciuti come Ariani, il cui retaggio ingiustificatamente maschilista e ingiustamente denigratore della parte “nera” del mondo è ancora oggi difficile da sradicare.
Ma Fabbricatore non vuole partecipare a questo oblio, spesso ravvisabile, e a questa forma mentis, e continua la sua narrazione per mezzo dei volti delle donne africane e delle donne in generale, con un’ allusione alla fertilità attraverso l’ accostamento, a volte, di frutti (come il melograno con il suo riferimento sacrale), gesto che rappresenta anche una sorta di riscossa, di “ripicca” a favore di questi soggetti che, inspiegabilmente, da sempre vengono considerati e denominati “nature morte”.
Quello di Fabbricatore, inoltre, è un lavoro di sperimentazione e ritorno alla natura, alla semplicità: “L’ arte attuale sta diventando iper-tecnologica”, ci ha detto, “e le immagini sono sempre più spesso caratterizzate da una digitalizzazione superflua; il mio, invece, è un adattare le idee a ciò che offre madre terra e anche per questo scelgo ormai di utilizzare matite acquerellabili o acquarelli”.
“Komadori” ha così rappresentato, per Fabbricatore, un “ritorno a casa e alle origini” e per lo spettatore una piacevole scoperta, una sorta di sprofondare nel nostro vero essere atavico.
Finale caratterizzato dalle “canzoni” di “Komadori”, interpretate dal vivo da Fabbricatore, per chiudere, in versi e note, il viaggio iniziato.
Zaira Bartucca
mercoledì 9 giugno 2010
Unical, il Premio Oscar Mauro Fiore fra gli studenti

"Lavorate per realizzare i vostri sogni" sono queste le parole pronunciate dal Premio Oscar Mauro Fiore, Direttore della fotografia del Colossal Avatar, che giovedì 3 giugno ha incontrato gli studenti dell'Unical nell' Aula U. Caldora, "accompagnato" dalla celebre statuetta degli Academy Awards. Tra i presenti alla premiazione non potevano certamente mancare come di consueto il Magnifico Rettore Giovanni Latorre, il Preside della Facoltà di Lettere e Filosofia R. Perrelli,il Preside del Corso di Laurea del DAMS R. De Gaetano e il Sindaco di Marzi Rodolfo Aiello.
Mauro Fiore, che dall'età di sette anni vive in America e ha studiato cinema alla Columbia College, paragona il suo lavoro a quello di un artigiano che immerso nel mondo del cinema e ha il compito di tradurre in immagini il concetto astratto che il regista ha in mente. "La cosa che ci accomuna tutti è l'attitudine all'arte. Ciò che alcuni esprimono scrivendo o dipingendo, noi direttori della fotografia lo facciamo con il colore e la luce".

Disponibile come sempre il genio della fotografia non si è fatto esaltare dal successo, tutt'altro, si è dimostrato molto interessato alle domande poste dai mass media ma soprattutto ha incoraggiato gli studenti a farsi avanti, senza farsi mancare la giusta ironia: " Non me ne vado da qui fino a quando i ragazzi non faranno delle domande". A quel punto il pubblico composto da studenti del Dams ma anche di altre facoltà, da professori e da una rappresentanza di studenti dell'University of Rhode Island, si è sciolto per non perdere la possibilità di soddisfare le più svariate curiosità, a proposito anche del prossimo progetto che Fiore inizierà il 14 giugno con Steven Spielberg.
Molte le domande sul film "Avatar", che lo ha reso una stella di Hollywood. Lui sintetizza, dicendo che è stato diretto e scritto interamente da James Cameron, il quale ha voluto creare un mondo del tutto nuovo,Pandora, partendo da zero. Per rendere avatar e alieni simili agli attori che li interpretano è stata utilizzata una tecnica chiamata “performance capture”, inoltre, si è fatto uso del programma Motion Builder che riesce a gestire anche le ombre e l’ illuminazione. Il film è composto per un 60% da elementi virtuali creati al computer e per il restante 40% da elementi live-action, di cui Mauro Fiore si è occupato. Ogni attore ha effettuato uno specifico allenamento per poi recitare sul set, questo perché ci sono molte parti che chiedono una certa atleticità e certi movimenti, anche perché la performance capture deriva dalla recitazione fisica dell’attore. Con Avatar è stato possibile creare il mondo digitale e far recitare gli attori veri in questo mondo 3D e vedere il tutto subito, proprio mentre le scene venivano girate. Nonostante la tecnica del 3D esiste da molti anni, solo adesso in questo periodo di crisi il cinema inizia a farne uso per creare dei mondi fantastici in grado di far sognare il pubblico.

Infine è stata assegnata a Mauro Fiore una medaglia di riconoscimento da parte del Rettore Latorre, il quale gli ha fatto, poi, firmare il "librone accademico". Inoltre gli sono stati consegnati due romanzi dallo scrittore Carmine Abate uno dei quali verrà pubblicato anche in America. Ma non è tutto, Mario Bozzo, presidente dell'Associazione Carical, ha invitato Fiore il 18 ottobre a Cosenza per conferirgli un riconoscimento dell' Associazione stessa.
Ad accompagnarlo nel cammino della sua vita ci sarà il ricordo delle tradizioni della sua terra e l'affetto dei calabresi, emozioni che ha immortalato, come solo lui sa fare, e che hanno toccato le corde del suo cuore.
Genny Pastura e Valeria Lattuca
giovedì 8 aprile 2010
All'Unical l'analisi del voto regionale calabrese
Ormai è divenuta una consuetudine per la nostra Università. Il dipartimento di Sociologia e Scienza politica subito dopo ogni tornata elettorale organizza una lettura dei risultati elettorali con lo scopo di dare una analisi “a caldo”, tenendo presente soprattutto la situazione calabrese. Cosa particolarmente interessante dopo le ultime elezioni, trattandosi di regionali.
Gettando uno sguardo alla situazione nazionale queste ultime consultazioni si sono caratterizzate innanzitutto per quella che è stata definita “la peggiore campagna elettorale degli ultimi tempi”. Un episodio su tutti da tener presente è quello del “decreto salva liste”, che pur risultato inutile si spera non costituisca un precedente per l’ordinamento giuridico del nostro paese. Riguardo ai risultati è riemersa la solita divisione interna al nostro paese: un Nord ormai leghista, delle regioni tradizionalmente rosse al Centro, escludendo casi particolari come il Lazio, ed il Sud, con l’esclusione del “caso Puglia”, con un forte PDL che sembra meridionalizzarsi. Vittoria netta dello schieramento di governo infatti, che però deve fare i conti al Nord con una lega che incalza sempre più il primo partito. Riguardo ai possibili risvolti del voto, certamente potrebbe cambiare l’agenda politica del paese spingendo il Governo, che se ne vede rafforzato, ad accelerare su alcune questioni, riforme innanzitutto.
E in Calabria? La nostra Regione, si sa, ha dato fiducia allo schieramento filo-governativo, continuando tra l’altro sulla scia dell’alternanza. La partecipazione però è stata molto bassa, appena il 58%. L’astensionismo è il principale dato col quale fare i conti. Da alcuni è visto come segno di modernità, segno della maggiore indipendenza dell’elettorato. Più probabilmente invece, come altri sostengono, è sintomo di una cattiva “qualità” della democrazia, visto che si ritiene naturale la non partecipazione ai processi istituzionali. L’elettorato è poi anche nella nostra regione sempre più mobile. Il voto di appartenenza è ormai minimale. Diffuso è il voto razionale, o di interesse. Quello di opinione sembra che in questa tornata sia stato esercitato più che altro in negativo, come sostiene il prof. Costabile, avendo sanzionato Loiero, verso il quale era ormai diffusa una impressione negativa, che stessi esponenti del centro-sinistra avevano contribuito a formare. Ed il voto di protesta? C’è stato, ed è rappresentato dal 10% raggiunto da Callipo, ma non come ci si potesse aspettare, minato in parte dagli appelli al voto utile lanciati in campagna elettorale dagli altri due candidati.
Dando una occhiata ai dati, presentati dal prof. Roberto De Luca, emerge però che Callipo è stato il candidato che in proporzione ha più saputo raccogliere consensi personali, ben il 36% in più rispetto alle sue liste. A permettere ciò il tanto discusso voto disgiunto. Scopelliti ne ha raccolti in più circa il 3%, mentre Loiero nel complesso ha perso consensi personali. Dato “positivo” da segnalare è che il 50% del consiglio regionale è stato rinnovato. Dato però anche questo da ridimensionare, visto che molti “nuovi arrivati” sono comunque esponenti storici della classe politica regionale. Aumenta inoltre l’età media, che da 50 anni passa a 51. Dato forse più significativo è che da 2 donne presenti nella precedente consiliatura si è passati a zero. Speranze a dire il vero ce ne erano già poche guardando le candidature. Solo il 20,7% dei candidati erano donne, dato peraltro falsato dalla lista Bonino che ne aveva una percentuale molto maggiore e che ha fatto alzare la percentuale. Comunque sia questo 20,7% di donne ha potuto canalizzare solo il 3,4% dei consensi. Evidentemente in Calabria la capacità di catalizzare voti è ancora tutta maschile, mentre a livello nazionale il modello di donna impegnata in politica sembra diventato quello del ministro Carfagna, candidato più votato in assoluto in questa tornata elettorale. Interessante la riflessione del prof. Fantozzi che sottolinea come, infondo, in questo consiglio sarà rappresentato il ceto politico calabrese nella sua interezza: poche donne, età media che si alza, volti nuovi in realtà riciclati da altri.
Considerazione generale sul risultato che resta difficile da spiegare è come mai il centro-destra, con la prospettiva del federalismo, sia così capace anche al Sud di riscuotere consenso. Probabilmente a premiarlo, oltre al voto di opinione in negativo contro Loiero, è stata anche una capacità di aggregazione che la sinistra sembra ormai aver perso da tempo, sviluppando invece una straordinaria quando inopportuna capacità di disaggregazione. Il voto è poi influenzato da emozioni, paure, speranze, e il centro-destra sembra più capace di far leva su questi fattori, insieme alla promessa di soddisfacimento di aspettative immediate. Vittoria piena al centro-destra allora. Al centro sinistra da quanto sembra neppure l’onore delle armi. Dall’altra parte della barricata infatti si sente ancora affermare, da esponenti di una sinistra che ha dimostrato nei mesi scorsi un discreto masochismo facendo di tutto per farsi male: “la società è cambiata, e noi non abbiamo saputo capire questo cambiamento”.
Lorenzo Coscarella
Gettando uno sguardo alla situazione nazionale queste ultime consultazioni si sono caratterizzate innanzitutto per quella che è stata definita “la peggiore campagna elettorale degli ultimi tempi”. Un episodio su tutti da tener presente è quello del “decreto salva liste”, che pur risultato inutile si spera non costituisca un precedente per l’ordinamento giuridico del nostro paese. Riguardo ai risultati è riemersa la solita divisione interna al nostro paese: un Nord ormai leghista, delle regioni tradizionalmente rosse al Centro, escludendo casi particolari come il Lazio, ed il Sud, con l’esclusione del “caso Puglia”, con un forte PDL che sembra meridionalizzarsi. Vittoria netta dello schieramento di governo infatti, che però deve fare i conti al Nord con una lega che incalza sempre più il primo partito. Riguardo ai possibili risvolti del voto, certamente potrebbe cambiare l’agenda politica del paese spingendo il Governo, che se ne vede rafforzato, ad accelerare su alcune questioni, riforme innanzitutto.
E in Calabria? La nostra Regione, si sa, ha dato fiducia allo schieramento filo-governativo, continuando tra l’altro sulla scia dell’alternanza. La partecipazione però è stata molto bassa, appena il 58%. L’astensionismo è il principale dato col quale fare i conti. Da alcuni è visto come segno di modernità, segno della maggiore indipendenza dell’elettorato. Più probabilmente invece, come altri sostengono, è sintomo di una cattiva “qualità” della democrazia, visto che si ritiene naturale la non partecipazione ai processi istituzionali. L’elettorato è poi anche nella nostra regione sempre più mobile. Il voto di appartenenza è ormai minimale. Diffuso è il voto razionale, o di interesse. Quello di opinione sembra che in questa tornata sia stato esercitato più che altro in negativo, come sostiene il prof. Costabile, avendo sanzionato Loiero, verso il quale era ormai diffusa una impressione negativa, che stessi esponenti del centro-sinistra avevano contribuito a formare. Ed il voto di protesta? C’è stato, ed è rappresentato dal 10% raggiunto da Callipo, ma non come ci si potesse aspettare, minato in parte dagli appelli al voto utile lanciati in campagna elettorale dagli altri due candidati.
Dando una occhiata ai dati, presentati dal prof. Roberto De Luca, emerge però che Callipo è stato il candidato che in proporzione ha più saputo raccogliere consensi personali, ben il 36% in più rispetto alle sue liste. A permettere ciò il tanto discusso voto disgiunto. Scopelliti ne ha raccolti in più circa il 3%, mentre Loiero nel complesso ha perso consensi personali. Dato “positivo” da segnalare è che il 50% del consiglio regionale è stato rinnovato. Dato però anche questo da ridimensionare, visto che molti “nuovi arrivati” sono comunque esponenti storici della classe politica regionale. Aumenta inoltre l’età media, che da 50 anni passa a 51. Dato forse più significativo è che da 2 donne presenti nella precedente consiliatura si è passati a zero. Speranze a dire il vero ce ne erano già poche guardando le candidature. Solo il 20,7% dei candidati erano donne, dato peraltro falsato dalla lista Bonino che ne aveva una percentuale molto maggiore e che ha fatto alzare la percentuale. Comunque sia questo 20,7% di donne ha potuto canalizzare solo il 3,4% dei consensi. Evidentemente in Calabria la capacità di catalizzare voti è ancora tutta maschile, mentre a livello nazionale il modello di donna impegnata in politica sembra diventato quello del ministro Carfagna, candidato più votato in assoluto in questa tornata elettorale. Interessante la riflessione del prof. Fantozzi che sottolinea come, infondo, in questo consiglio sarà rappresentato il ceto politico calabrese nella sua interezza: poche donne, età media che si alza, volti nuovi in realtà riciclati da altri.
Considerazione generale sul risultato che resta difficile da spiegare è come mai il centro-destra, con la prospettiva del federalismo, sia così capace anche al Sud di riscuotere consenso. Probabilmente a premiarlo, oltre al voto di opinione in negativo contro Loiero, è stata anche una capacità di aggregazione che la sinistra sembra ormai aver perso da tempo, sviluppando invece una straordinaria quando inopportuna capacità di disaggregazione. Il voto è poi influenzato da emozioni, paure, speranze, e il centro-destra sembra più capace di far leva su questi fattori, insieme alla promessa di soddisfacimento di aspettative immediate. Vittoria piena al centro-destra allora. Al centro sinistra da quanto sembra neppure l’onore delle armi. Dall’altra parte della barricata infatti si sente ancora affermare, da esponenti di una sinistra che ha dimostrato nei mesi scorsi un discreto masochismo facendo di tutto per farsi male: “la società è cambiata, e noi non abbiamo saputo capire questo cambiamento”.
Lorenzo Coscarella
martedì 30 marzo 2010
Elezioni regionali, la Calabria elegge Scopelliti

Scopelliti presidente. Niente come il nome stesso della lista direttamente collegata al candidato governatore può sintetizzare il risultato di queste ultime regionali in Calabria. Il sindaco di Reggio ha fatto man bassa di consensi in tutte le province, nessuna esclusa, e si appresta a diventare così il sindaco della Regione. Si conferma così anche il trend degli ultimi anni: cambiare maggioranza al consiglio regionale ad ogni tornata elettorale per punire l’inettitudine dei governanti precedenti, con la speranza che il nuovo riesca a fare meglio. Sarà lo stesso anche adesso? Ad essere convinti di ciò sono il 57,7% degli elettori che hanno dato il proprio consenso al candidato del centro-destra. Tra i segni del cambiamento nella coalizione berlusconiana da segnalare la valanga di voti, più di quattordicimila, conquistati dal cosentino Gentile, da decenni “protagonista” della politica regionale e che risulta così il candidato più votato in tutta la regione.
Vera e propria debacle per il centro-sinistra di Loiero. Il presidente uscente con il suo 31,4% raccoglie così il frutto della sua scelta di rimanere a capo della coalizione, a suo dire per la volontà di completare il lavoro iniziato cinque anni fa. Frase che è andata a tutto favore dell’altro schieramento, che ironizzava sul proposito del candidato uscente di voler dare il colpo di grazia alla regione. In una delle dichiarazioni da lui fatte appena si prospettavano i dati definitivi sosteneva che, dopo tutto, anche con l’appoggio di Udc e Callipo non si sarebbe raggiunta comunque una percentuale utile alla vittoria. Dichiarazione che evidentemente non teneva conto dell’apporto che un nuovo volto avrebbe potuto dare al centro-sinistra calabrese, i cui elettori sono andati così in parte ad accrescere le fila di coloro che a votare non sono andati proprio. Quello degli astensionisti sembra infatti essersi ancora una volta confermato, come si suol dire, il maggior partito. Votare turandosi il naso è una pratica che evidentemente non convince più. Resta il cosiddetto “terzo polo” facente capo a Callipo. La sua coalizione ha raggiunto il 10,9%. Un risultato dignitoso, ma che evidenzia come neanche la figura di Callipo sia riuscita a farsi catalizzatrice dei cosiddetti voti di protesta, dei voti cioè degli scontenti da entrambe gli schieramenti.
A guardare la composizione del nuovo consiglio le novità sembrano essere davvero poche. A farla da padroni sono ancora volti che siamo abituati a veder passare per i tg ed i giornali locali, ai quali in fin dei conti, non si fa neanche più caso. Gentile, Guccione, Morelli, Adamo, Morrone, Principe, Trematerra. Molti riconfermati, altri che seppure non presenti nel consiglio uscente hanno comunque un ruolo politico consolidato, e qualche “new entry” che alimentano le poche speranze di qualcuno. Nessuna donna però, anche se l’attenzione da dare alle donne sia da sempre argomento usatissimo nelle campagne elettorali. Tra i partiti il Pdl conquista ben 15 consiglieri, che arrivano a 21 sommando quelli dalla sua costola “Scopelliti Presidente”. Secondo partito il PD con 10 consiglieri, medaglia di bronzo per L’Udc, con ben 6 eletti come la lista “Scopelliti presidente”. A seguire “Autonomia e diritti”, lista di Loiero, con 4 consiglieri, i tre di Idv che saranno i rappresentanti in consiglio del 10% circa degli elettori di Callipo, e i due consiglieri ciascuno per Rifondazione e “Insieme per la Calabria”.
Il quadro complessivo, insomma, non meraviglia più di tanto. All’alternanza in Regione siamo ormai abituati, così come ai pochi risultati che questa istituzione ha prodotto fin ora. Riuscirà Scopelliti a rompere questa tradizione? Vedremo. Comunque più nera della mezzanotte, non può venire.
Lorenzo Coscarella
giovedì 25 marzo 2010
Ballarò al Teatro Rendano, gli studenti nello studio di Floris

Come reagire ad un mese di non lavoro? Lavorando, ovviamente! Questa è stata la motivazione che ha spinto Giovanni Floris ad avviare il primo “Talk-debate society” in giro per le città italiane. Perché poi scegliere Cosenza? Perché ci si aspettava l’ospitalità dimostrata, per la sua tradizione culturale, e soprattutto perché serve andare laddove i problemi ci sono. Ed il problema di cui si è discusso al Rendano è quello che più di tutti interessa i giovani della nostra terra, un dilemma amletico la cui soluzione però non è sempre lasciata alla libera scelta del soggetto, ma è spesso una necessità, se non quasi una costrizione: restare in Calabria o partire per realizzarsi altrove?
La platea del teatro cittadino era stracolma di studenti del liceo scientifico, ma anche di altre scuole cittadine, per partecipare a questo esperimento di dibattito tra la gente, organizzato in collaborazione con l’associazione dei giornalisti cosentini. Una vera e propria puntata di Ballarò in trasferta, con presenti sul palco due gruppi di studenti, il primo in appoggio delle ragioni del restare in Calabria, il secondo invece sostenitore della necessità di partire e cercare di organizzare altrove il proprio futuro. Per ciascun gruppo, di cui Floris moderava gli interventi, un testimonial d’eccezione. Per il primo Carmelo Massimo Misiti, chirurgo di fama e professore universitario, che ha cercato in prima persona di combattere l’emigrazione sanitaria creando un gruppo di lavoro in ambito chirurgico qui in Calabria. Il secondo gruppo è stato rappresentato da Sergio Aquino, imprenditore e scrittore, che in età matura si è reso conto di limiti per la sua attività qui veramente difficili da superare. In risposta a ciò ha compiuto la scelta di lasciare la regione, scelta che si è dimostrata vincente visto il successo attuale delle sue attività.
Misiti pone l’accento sulle cattive condizioni della sanità regionale, segnata da difficoltà dovute spesso dalle troppe ingerenze politiche. Sanità rappresentata sul territorio da ben 39 ospedali, nonostante i quali si continua ad andare via. Il chirurgo con la sua attività è ora esempio di tentativo di cambiare le cose dall’interno. Per Aquino invece è necessario per un giovane fare esperienza fuori se non altro per rendersi conto che se qui non si riesce non è per propria incapacità, ma per il peso del sistema che non consente di emergere. Andarsene però non significa abbandonare. Anzi, fa capire meglio che serve ritornare per cambiare. All’esposizione delle ragioni segue il dibattito tra gruppi, Floris, e platea, l’interazione tra i quali è la peculiarità del Talk-debate rispetto all’assistere alla normale trasmissione televisiva.

Durante la seconda parte della mattinata si sono toccate invece tematiche nazionali. Come non parlare infatti della sospensione delle trasmissioni televisive che ha dato origine alla stessa iniziativa? Floris non è così drastico nel pensare che ci sia un forte pericolo per la libertà di stampa o per la democrazia nel nostro paese. Ciò non significa che si possa abbassare la guardia, perché “non c’è libertà o diritto che si perda con leggerezza, la libertà si perde poco alla volta”. I convincimenti si cambiano infatti su tempi lunghi, e per piccole questioni. Nel caso recente della sospensione delle trasmissioni si è trattato di una piccola libertà che si è messa a rischio.
Non manca tra il pubblico l’intervento di chi non vede in quanto successo una diminuzione della libertà di stampa, ma solo il tentativo di correggere un “abuso di potere” di una parte. Floris su ciò evidenzia l’attenzione perché il suo programma risulti sempre corretto: “Ballarò è una trasmissione libera e anche responsabile”. Dopo ciò esprime il suo modo di vedere la vicenda: “è giusto che ci sia un editore che sovrintenda, ma non che una legge sospenda un programma. E non ci deve essere un solo editore, perché per esercitare in maniera piena i diritti serve che ci siano più fonti di potere”. E in Italia si è in una situazione dove purtroppo “tutto è proprietà di poche persone”.
Il conduttore di Ballarò non vede serio pericolo per la libertà di stampa dunque, ma vede per il futuro della TV italiana una legge antitrust che sbricioli il potere di Rai e Mediaset, perché anche l’informazione, come la politica, ha bisogno di “contropoteri” da cercare nella pluralità delle fonti di informazione.
Infine, sui problemi della Calabria, per il giornalista la prima via d’uscita è da cercare nella legalità, per mantenere la quale è centrale il ruolo di Scuola, Magistratura, e forze dell’ordine. Altra via d’uscita sono i calabresi. E questa forse è ancor più difficile da intraprendere, perché intervenire sulla mentalità di un popolo non è cosa da poco. D'altronde però, così come anche per la situazione nazionale, i problemi sono talmente forti che la situazione potrà durare così ancora per poco. La scuola e la cultura sono, intanto, il principale settore in cui investire: “non c’è altra classe che possa salvare il paese se non i professori”. E dalla platea del Rendano, che dalle scuole è in gran parte riempita, parte l’applauso.
Lorenzo Coscarella
mercoledì 24 marzo 2010
Unical, nuovo bando Erasmus

Volete partecipare al bando Erasmus? Correte! La pagina web dedicata è ancora aperta, ma lo sarà solo fino alle ore 24:00 del 30 marzo 2010, termine ultimo per compilare il formulario di candidatura online. L'indirizzo è il seguente:
http://unical.llpmanager.it/studenti.
Lunedì 22, nella Sala Stampa dell'Aula Magna si è tenuto un meeting dedicato all'illustrazione del bando 2010/2011 che offre agli studenti interessati dell'Università della Calabria circa 250 borse di studio, messe a disposizione dall'Unione europea nell'ambito del Lifelong Learning Programme, per la mobilità degli atenei europei.
La dottoressa Franca Leonora Morrone, del nostro ufficio Erasmus, ha introdotto ai contenuti della giornata e parlato dell'impatto del progetto Erasmus e della valutazione delle attività di mobilità per studio presso l'Unical.
A seguire, la professoressa Tullia Zetto, delegata del Rettore per le attività e Mobilità del programma di apprendimento permanente ha spiegato il significato di Erasmus per l'Università.
Il personale dell'Area Ricerca Scientifica e Rapporti internazionali Settore Lifelong Learning Programme, gli studenti vincitori della passata edizione del progetto e alcuni docenti delle sei facoltà dell'ateneo, hanno incontrato gli studenti interessati, e discusso con loro.
La giornata informativa ERASMUS ha informato tutti i potenziali candidati sui nuovi aspetti del programma, infatti il regolamento è cambiato rispetto al precedente bando. Inoltre sono stati offerti preziosi approfondimenti sugli aspetti legati alla gestione e sono stati dati vari consigli sulla compilazione, preparazione e presentazione delle domande. Le borse di studio Erasmus rappresentano una realtà e una opportunità accessibile e popolare per imparare e praticare una lingua straniera, e studiare e vivere, per un periodo di tempo, in una città universitaria europea. Un'occasione unica di esperienza e di maturazione all'estero per gli studenti dell'Unical.
Il bando si rivolge agli studenti delle lauree triennali, specialistiche e a ciclo unico delle sei facoltà, nonchè ai dottorandi senza borsa iscritti all'Università della Calabria. Le borse prevedono un soggiorno minimo da tre a cinque mesi per attività di ricerca tesi e massimo di dodici mesi per seguire corsi e sostenere esami da svolgersi durante l'anno accademico 2010/2011.
Ricordiamo che l'Unical darà ai vincitori 230,00 € di borsa mensile per tutta la durata del soggiorno. Saranno possibili eventuali integrazioni o da parte del Centro Residenziale (fino ad una somma pari a 500,00 €) o da parte dell'Ateneo (fino a un massimo di 190,00 €).
Rivolgiamo tutti un'attenzione particolare a questa grande possibilità che ci viene offerta. Chi ancora non avesse compilato il bando, non perda altro tempo!
Dalila Barrile
martedì 23 marzo 2010
La tecnologia non ucciderà i libri

La tecnologia aiuta o ostacola la lettura? A questa domanda si è cercato di dare una risposta giovedì 4 marzo presso l’aula Caldora dell’Università della Calabria, dove si è tenuto un dibattito circa l’importanza della lettura in Italia, comparata alle nuove forme tecnologiche che la riguardano, in occasione della seconda edizione del Premio "Città del libro". Tra i relatori erano presenti Giulia Blasi (coordinatrice del seminario), Gino Roncaglia (docente d’Informatica), Raffaele Perrelli (preside della facoltà di Lettere e Filosofia) e Andrea De Benedetti (giornalista).
Oggi in Italia si legge meno rispetto a qualche decennio fa, e spesso il tradizionale testo cartaceo viene sostituito da più comodi e veloci supporti digitali. Il dato paradossale è che ci sono molti più scrittori rispetto ai lettori, e gli stessi studenti di Lettere che dovrebbero favorire lo sviluppo nell’industria culturale - come sottolineato dal preside Perrelli - leggono solo se un testo rappresenta per loro un oggetto di studio.
Ma perché oggi si legge così poco nel nostro Paese? Chi è che toglie tempo alla lettura? Il tempo è la principale causa nella decrescita della lettura. Ormai tante persone mostrano una superficiale attenzione verso di essa - causa il troppo lavoro e il poco tempo libero. Gran parte del tempo prima dedicato al libro oggi si è assottigliato. Tuttavia i media digitali diffondono in tempo reale molte notizie, offrendo così agli utenti un’ampia scelta, e inoltre il materiale on-line è facilmente reperibile e meno costoso. Soprattutto, la tecnologia contribuisce a salvare e conservare il patrimonio culturale, si pensi alla digitalizzazione dei documenti. Le cause della decrescita della lettura non sono quindi di natura tecnologica, bensì da ricercare nella comunità stessa dei lettori.
E' molto indicativo il fatto che ad un così interessante evento, siano presenti poche decine di persone, così come è rilevante il dato che vede diminuire costantemente la percentuale – annuale, ma anche mensile e settimanale - che riguarda la lettura di libri e/o riviste nel nostro paese. Il fenomeno di decrescita riguarda soprattutto le nuove generazioni, che si allontanano sempre di più dalle forme tradizionali di lettura: mentre chi leggeva il libro o il giornale prima continua a farlo tuttora, i giovani preferiscono attingere le informazioni da Internet sacrificando così la lettura dei quotidiani o di un buon romanzo.
Forse il problema è costituito da una inadeguata preparazione degli studenti, che spesso iniziano il loro cammino universitario con delle lacune che si portano dietro dalle scuole superiori. Le università stesse non stimolando più di tanto la lettura di testi che non siano universitari. Bisogna investire più tempo e denaro nella lettura, ed aprirsi a tutti i generi letterari, integrando la nostra cultura con la tecnologia, senza pensare di poter sostituire con Internet il libro o il giornale. Dovremmo lasciarci catturare ancora dall'enorme fascino della lettura tradizionale.
Antonio Osso
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