martedì 25 giugno 2013

Becchi all'Unical: "Grillo ha ragione sul colpo di stato"


Sarà pure una semplificazione giornalistica, ma se la visita all’Unical de “l’ideologo del Movimento Cinque Stelle” Paolo Becchi, fosse stata pubblicizzata come meritava, non sarebbe bastata l’Aula Magna a contenere i curiosi. Il professore di Filosofia del Diritto all’Università di Genova è stato invece accolto da un piccolo pubblico lo scorso 24 giugno nell’aula Sorrentino di Scienze Giuridiche, forse per sua stessa volontà. Invitato in veste di studioso ed introdotto dal prof. Alessandro Mazzitelli, Becchi ha relazionato sul tema “Politica e istituzioni”, citando appena Beppe Grillo, ma esponendo analisi e idee che stanno alla base del fenomeno politico del M5S.

Il suo primo pensiero è un ricordo personale che lo lega all’Università della Calabria. “Feci qui il mio primo concorso per ricercatore nel 1982/83, perdendolo – racconta - C’era un bel clima, ho conosciuto tanti docenti giovani ed entusiasti. Oggi l’Unical è una grande realtà”.
“Prima che una crisi economica quella che viviamo è una crisi politica e istituzionale – aveva detto introducendo il prof. Mazzitelli - e a questa crisi è sbagliato rispondere, come si sta facendo, con una riforma costituzionale. Si è già fatto in passato, ma il problema è rimasto”.
Il prof. Becchi concorda, ma è da “una crisi economica devastante” che parte comunque la sua analisi. “L’Italia è allo sfascio, solo le ecomafie non rallentano, per il resto il mondo delle imprese è in ginocchio. L’austerity si è rivelata una catastrofe – commenta – oltre che un fallimento, poiché non ha raggiunto neanche lo scopo di diminuire il deficit pubblico”.
Sono le 17.30 quando in sala si diffonde la notizia della condanna a Berlusconi nel processo Ruby, scatta l’applauso, ma Becchi resta serio e riprende subito dopo il suo intervento, proprio da Berlusconi. “Se ci pensate Berlusconi non è stato mai sfiduciato – ricorda – Monti è stato nominato ‘esecutore fallimentare’ dal presidente della Repubblica, dopo che il governo aveva introdotto il pareggio di bilancio”. Secondo Becchi quello è il momento storico in cui comincia il cambiamento della Costituzione Italiana, anche se non sulla carta, cambiamento che si chiarisce nei passaggi successivi e che vede nella rielezione di Napolitano il suo momento topico.
“E’ stato un colpo di stato – continua Becchi - ha ragione Beppe Grillo: la nostra repubblica parlamentare si è trasformata in repubblica semipresidenziale ed ora cambieranno la Costituzione per scrivere sulla carta quello che nei fatti è già accaduto. Non un colpo di stato come siamo abituati a pensarlo, con tanto di militari e carri armati, ma uno stravolgimento degli assetti istituzionali”. I padri costituenti non hanno inserito secondo il professore genovese la dicitura “non rinnovabile” sul settennato del presidente, semplicemente perché non era pensabile. “Nella repubblica presidenziale più vecchia che conosciamo, gli Stati Uniti – spiega – il mandato del presidente è di quattro anni più quattro, in Francia cinque più cinque. Sette più sette è impensabile in qualsiasi ordinamento”.  
E ancora. “La nostra non è più una repubblica parlamentare. Il voto degli italiani è stato tradito dalla nomina di un altro governo del presidente: il governo Letta è più politico che tecnico, ma pur sempre un governo del Presidente”. Mentre per la modifica della Costituzione vengono nominati 35 saggi più sette esperti, “la morte della dottrina costituzionale italiana”.
Le domande dal pubblico sono tante, e non solo le domande, anche le riflessioni su un momento politico così delicato per l’Italia.
“Io non dico che non si possa modificare la Costituzione – conclude Becchi – ma come si fa quando a chiedercelo sono i mercati?” E cita una relazione di JP Morgan, in cui il colosso finanziario americano rivolge agli stati europei un caloroso invito a liberarsi delle proprie costituzioni, ultimo ostacolo “di matrice socialista” allo sviluppo dell’economia globale e al trionfo dei mercati. Se la crisi è politica insomma, la responsabilità è della politica asservita all’economia. E a chi gli chiede soluzioni, Becchi ribadisce: “Non sono venuto a indottrinarvi”.
Ma capire il problema è un primo passo verso la sua risoluzione.

Daniela Ielasi

1 commento:

  1. Paolo Becchi28/6/13 9:19 PM

    Grazie per questa bella pagina e per la grande e coinvolgente ospitalità che ho ricevuto da voi amici calabresi!

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