lunedì 15 luglio 2013

Unical dinuovo al voto per il rettore. Chi sfiderà Gino Crisci?


Il secondo turno per l’elezione del magnifico rettore dell’Unical è infine arrivato. Si vota domani a partire dalle 9 in Aula Magna: subito dopo la chiusura dei seggi – prevista per le ore 17.30 – si terrà lo spoglio delle schede. Auspichiamo che stavolta, vista la pessima esperienza del primo turno, e come suggerito da qualche candidato, si permetta a tutti di seguire lo scrutinio comodamente seduti in Aula – come si addice a una comunità accademica - e non accalcati nei corridoi adiacenti ai bagni. Ma domani sera conosceremo difficilmente il nome del nuovo rettore: è più probabile che dalle urne esca lo sfidante di Gino Crisci per il ballottaggio del 31 luglio. Chi sarà?

Cominciamo da chi non sarà, che è più facile. Non sarà Girolamo Giordano, che all’indomani del voto del primo luglio ha abbandonato le beghe locali per un viaggio a Mosca, rientrando solo due giorni fa. Giordano non ha fatto campagna elettorale e ha perso consensi, anche palesemente. Come nel caso di un autorevole firmatario della sua candidatura, il professore Mario Maiolo, meglio conosciuto come protagonista della politica regionale, che ha dichiarato apertamente di sostenere Maggiolini al secondo turno.
Non sarà Patrizia Piro, la cui (ri)candidatura è dettata unicamente da una scelta di coerenza. I suoi sostenitori sanno bene che la prof non può più vincere, 95 voti al primo turno sono troppo pochi, ma alla spaccatura fra “crisciani” e “cersosimiani” – delineatasi in fase di trattativa con gli altri candidati - hanno preferito una inevitabile sconfitta “con onore”.
Ad andare al ballottaggio potrebbe essere Marcello Maggiolini. Dal 2 luglio la sua caccia all’ultimo voto non ha conosciuto soste, ha macinato chilometri di ponte, di cubo in cubo, sempre al telefono, con a fianco il collega Vincenzo Pezzi. Il prof non si è fermato neanche durante la trattativa con gli altri candidati, quella che avrebbe dovuto portare a sintesi nomi e programmi: ha trattato su tutto ma non sul suo nome. Saltato l’accordo è passato all’attacco diretto, lanciando bordate all’ex rettore Giuseppe Frega, “responsabile del mancato accordo”, all’avversario Gino Crisci, “vero continuatore del potere accademico” per via di un concorso “inopportuno” in campagna elettorale – “argomentazione squallida” gli risponderà Crisci – e non ha risparmiato neanche il rettore uscente Giovanni Latorre, da cui ha preso tardivamente le distanze, convinto che l’abbraccio mortale possa alla fine nuocergli. L’irruenza del prof di Patologia generale è traboccata fino a rompere – seppure di un quarto d’ora – il silenzio elettorale, con un messaggio su Mercurio apparso dopo la mezzanotte di ieri che ha sollevato non pochi malumori – del ritardo si è presa la responsabilità la redazione del portale Unical, ndr.
Anche Domenico Cersosimo potrebbe andare al ballottaggio. Al primo turno ha ottenuto maggiori consensi fra docenti e ricercatori, meno fra PTA e studenti. Il prof di Economia ha mantenuto per tutta la campagna elettorale uno stile molto british, che alcuni hanno scambiato per superbia intellettuale, in una regione come la Calabria abituata a ben altre dinamiche in periodo elettorale. Dopo il voto del primo luglio è rimasto in silenzio per una settimana, cercando delicatamente di tenere i fili di una trattativa complicata, che poteva portare alla sconfitta di Gino Crisci al secondo turno. “Un sistema barocco” secondo Cersosimo quello del secondo turno, “che qualcuno ha concepito al solo scopo di aumentare l’entropia, la ciroma, ma che imponeva uno sforzo di sintesi”. Rotto il silenzio, il prof ha rimesso mano al programma, ampliando alcuni punti, sui ricercatori come sulla terzietà. “In questa campagna elettorale è mancato il profilo intellettuale, il fermento culturale, che ci si aspetta da una comunità accademica. Ho visto massoni invocare la trasparenza, arbitri indossare la casacca del centravanti, strenui fan del particolarismo parlare improvvisamente di beni comuni. Io ho cercato di volare alto, perché la sfida non è salvarci, ma trasformare il mondo” ha raccontato durante l’incontro di chiusura della campagna venerdì scorso.
Ora la parola passa agli elettori per quello che oramai viene considerato un ballottaggio de facto per il secondo posto. Non è una scelta difficile a pensarci bene: si somigliano i programmi forse, ma le persone non si somigliano per niente.
Daniela Ielasi

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