sabato 31 agosto 2013

"Fiabeschi torna a casa" il 5 settembre al cinema. L'intervista al regista Max Mazzotta


Arriverà nelle sale cosentine il 5 settembre l’opera prima di Max Mazzotta “Fiabeschi torna a casa” con Max Mazzotta, Lunetta Savino, Ninetto Davoli, Diego Verdegiglio e Rita Montes. Il simpatico antieroe, plasmato dalla matita del fumettista Andrea Pazienza e apparso in “Paz!”, ormai quarantenne, disoccupato e single decide di lasciare Bologna per ritornare nelle suo paese nativo. Colgo l’occasione per intervistare Max, Fiabeschi per gli amici.

È il tuo primo film come regista, perché hai deciso di partire dal Fiabeschi di “Paz!”?
Enrico Fiabeschi mi è rimasto dentro, ho sempre desiderato approfondirlo. Un personaggio nato dalla matita di Andrea Pazienza, poi sviluppato in un film, quello di De Maria. L’idea è stata quella di dargli una vita propria. Fiabeschi sta per “fiabesco”, una persona che vive nel suo mondo, libera dagli schemi. Da questo personaggio è nato il pretesto per raccontare una storia del sud, un sud quotidiano, lontano dalla retorica. Le storie che lui vive fanno parte della vita di tutti i giorni, in quella che definisco una commedia poetica.
Il ritorno a casa di Fiabeschi cosa rappresenta? Il mitico personaggio “scroccone” acquisterà nuove consapevolezze? Cosa è cambiato nell’eterno studente fuoricorso?
Innanzi tutto ha quarant’anni! Il suo ritorno a casa è una metafora, in realtà fa ritorno a se stesso, perché ogni tanto bisogna tornare a se stessi, alle proprie radici. Riguardo alla consapevolezza in Enrico Fiabeschi si presenta come una linea sottile attraverso la quale si rende conto che in questo paese è un disadattato, come lo era a Bologna. L’unico posto dove può essere è dentro se stesso, la vera casa è dentro di sè. Fondamentalmente Fiabeschi non cambia, perché non si cambia nella vita, ma ci si rende conto di come si è. E questo è già un cambiamento.
Qual è il tessuto sociale su cui si incentra il film?
Il film è ambientato in un paese inventato della Calabria che è Canalicchio, qui Enrico ritrova i vecchi amici (tutti disoccupati) e la sua famiglia, compreso un fratello adottivo che non sapeva di avere. Si barcamena in varie situazioni andando controtendenza, perché in genere tutti partono per il nord, lui invece ritorna da Bologna, dopo aver lasciato l’università, ormai quarant’enne, in una Calabria non scontata, dove non si vedono il sole, il mare, e le cose belle di questa terra, ma un posto così com’è, con i suoi pregi e i suoi difetti.
Max Mazzotta non è solo un attore, ma anche un regista teatrale. Hai trovato delle difficoltà e/o divergenze particolari nella tua prima esperienza come regista cinematografico?
Girare un’opera prima in cinque settimane non è facile. In genere dovrebbe essere il contrario ed avere più tempo per girare, ma purtroppo i soldi non erano molti. Comunque è difficile perché il cinema è il contrario del teatro. A teatro costruisci un personaggio man mano, lo plasmi durante il percorso. Mentre il cinema è diverso, vive d’improvviso, hai già una storia all’inizio, giri una scena e questa viene immortalata ed è quella che rimane, inoltre in poco tempo si riescono a girare pochi ciak, per cui devi essere bravo a scegliere quello giusto. Mentre il montaggio in teatro è lineare, nel cinema è scomposto, è da questo che nascono il tempo e il ritmo del film, quando giri una scena devi tener conto del sentore del tempo altrimenti nel montaggio avrai difficoltà nonostante questo possa fare miracoli!.
Mi daresti tre buoni motivi per correre al cinema a vedere il tuo film? 
(Sorride) Il primo è che essendo un’opera prima, per chi mi conosce, potrebbe essere interessante vedere il tipo di operazione fatta da uno che costruisce un film per la prima volta. Il film è stato girato completamente a Cosenza e nei dintorni, e racconta una storia di qua. Questa è una cosa che non capita spesso. Ho fatto un lavoro sul territorio, ho usato il nostro linguaggio e  sto investendo tutto me stesso, poi se piace o meno è un discorso diverso. Il terzo motivo è la curiosità di come si è evoluto questo personaggio, i paragoni con “Paz!” ci saranno sicuramente, ma mentre a Bologna Enrico Fiabeschi restava un personaggio con una personalità contaminata dall’ambiente, qui si spoglia e rimane se stesso.
Allora Max tanta merda per la tua prima cosentina, si può dire in quest’ambito?
Certo, merda sempre!

Valeria Bonacci

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