domenica 29 marzo 2015

Sold out emotivo per i Blonde Redhead al Tau


I Blonde Redhead abitano un mondo narcotizzato. Una città brumosa piena di rumori e di suoni sommessi. Il concerto di sabato scorso è stato un'esperienza esaltante, le poltrone del TAU non erano, per questa  volta, una costrizione. I tre hanno attaccato subito con i pezzi di Barragán: tocchi di sintetizzatore, chitarre che sembravano dei Calexico narcolettici, e quelle micro esplosioni di elettricità. Kazu Makino, basso e synth, gorgheggia placida; sono finiti i tempi delle urla e del rumorismo, i Blonde Redhead attuali sono una band elegante e inquietante.  Portatori di una tensione spesso quasi impercettibile. 
No More Honey è una caramella shoegazer, The One I Love stende tutti, e l'incedere di Lady M e Dripping rapisce tutti definitivamente. Una rapida incursione nel passato, e nemmeno un accenno a quel Melody of Certain Damaged Lemons, che nel 2000 li impose al mondo, e poi finirono in tour con i Red Hot Chili Peppers (che all'epoca riempivano gli stadi meglio del Papa). Una carriera, quella dei Newyorkesi, sancita dal girovagare fra le label. Ed infatti,  hanno pubblicato dischi per la Smells Like Records (vicina ai Sonic Youth), con la Touch and Go (Jesus Lizard, Shellac e molti altri) e per la 4Ad ( per questo ultimo lavoro, hanno scelto di legarsi alla Kobalt). Praticamente il gotha del rock altro degli ultimi venticinque anni. 
Grandiosi, e, alla fine, dopo una cavalcata noise che ci ha riportati ai tempi de La Mia Vita Violenta, Kazu è rimasta a salutare, mentre i fratelli Pace lasciavano il palco dopo i (pochi) bis, un po' stonata. Intimidita da un pubblico composto e attento ad ogni  suo respiro. Non riesco solo a perdonargli la brevità del set, finora il miglior concerto dell'anno. Non sarà stato un sold out, a guardare gli aridi numeri, questo no. Ma avete mai sentito parlare di sold out emotivo?
Michele Trotta

(foto di Pasqualino Caparello)

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