martedì 24 luglio 2007

"Quando il merito non conta", Filorosso si esprime sui fondi alle associazioni studentesche

"Un criterio demenziale che non ha precedenti nella storia dell’università o di qualsiasi altro ente – sebbene quelli adoperati negli anni passati non siano stati proprio illuminati". Questo il giudizio dello spazio sociale Filorosso all'indomani del Consiglio d'Amministrazione di lunedì 23 luglio che ha deliberato, come preannunciato, sui fondi alle associazioni studentesche. Il Filorosso contesta in particolare il parametro utilizzato dalla commissione e chiede conto al Rettore Latorre. "Considerato che le richieste presentate erano più di quaranta e la somma ammontava – scrive Filorosso in una nota stampa – a 70 mila euro, la commissione formata dai tre rappresentanti in CdA degli studenti D’Acri, Macrì e Palmieri, più le rappresentanti dei ricercatori (?) Morrone e Losso, ha pensato di escludere a priori le associazioni destinatarie di un contributo (di qualsiasi entità) da parte del Centro Residenziale (notoriamente ente autonomo). Dietro l’adozione di un sistema distributivo apparentemente “democratico” che tenta con superficialità di accontentare tutti, si cela in realtà un esempio di cattiva amministrazione".
"Senza alcuna considerazione per i progetti presentati, né per le attività effettivamente svolte nel passato e nel presente dal soggetto proponente, senza entrare assolutamente nel merito delle proposte e senza esprimere alcun giudizio sull’effettiva qualità delle iniziative, ma usando un mero criterio quantitativo e d’equilibrio fra le liste elettorali rappresentate, questa commissione – di cui chiediamo lo scioglimento per “manifesta incapacità valutativa” – ha diviso il gruzzoletto fra 18 associazioni, Icu in testa con 14 mila euro (se la matematica non è un’opinione, la diciottesima dovrà accontentarsi di pochi spiccioli). Da notare che l’attività di Icu, come quella delle altre liste elettorali è visibile solo ogni due anni in odor d’elezioni sotto forma di migliaia di santini e gadgets, ed essendo Icu, come altre, conosciuta all’Unical da più di un decennio per la medesima condotta, risulta davvero perversa la perseveranza con cui l’amministrazione universitaria continua a premiarla, a prescindere dal merito. Da notare inoltre che Icu, come altre liste, è rappresentata anche al CR, quindi ha facoltà di decidere dove prendere i soldi. Senza parlare di Università Futura, con le sue sette associazioni consorelle, che prende un po’ qua e un po’ là. Sono degli esempi naturalmente, magari c’è di peggio: ci sono anche associazioni che hanno già ricevuto migliaia di euro senza che vi sia traccia in università di una che sia una iniziativa pubblica. Ma parliamo dell’oggi. Il rischio è che si incentivino (come già peraltro avviene) entità amorfe prive nel quotidiano di qualsiasi effervescenza associativa, destinate unicamente a succhiare fondi tramite il rappresentante di turno".
"La decisione della commissione è stata ratificata dal Consiglio d’Amministrazione di lunedì 23 luglio, in pieno deserto estivo, senza colpo ferire: come primo segnale della “qualità” di cui il Rettore Latorre ha promesso di farsi garante nella prossima legislatura, ci sembra alquanto contraddittorio. Non si può fissare un criterio così esclusivo in sede decisionale: la clausola doveva semmai comparire in maniera chiara e trasparente nei rispettivi bandi di concorso (del CR e dell’Amministrazione Centrale), lasciando alla singola associazione la facoltà di scegliere a quale bando partecipare. La clausola sarebbe comunque assurda, perché i due enti sono giuridicamente autonomi seppure operano nel medesimo territorio: come se la Provincia non finanziasse i soggetti già finanziati dal Comune… Nel merito, ci sembra un modo per lavarsi le mani e per evitare di giudicare veramente i progetti: una commissione seria dovrebbe al contrario assumersi la responsabilità di premiare quelli che valgono ed escludere (perché no) le domandine redatte in due righe e in un italiano stentato… o forse era l’unico espediente per fare fuori qualche associazione che aveva tutte le carte in regola per essere sostenuta?"
"Siamo alla stregua degli enti locali, Regione in testa, dove se non conosci non esisti. E’ quella logica tutta calabrese – di cui l’Università della Calabria è pienamente intrisa – del fare fuori chi ha troppe idee e troppa favella, perché nuoce al decoroso silenzio istituzionale. Anzi, peggio. Perché l’Università potrebbe costruire una Calabria diversa ma sceglie deliberatamente di non farlo".
Filorosso chiede infine "che in nome della trasparenza il Rettore relazioni pubblicamente sulle associazioni studentesche finanziate, sui loro “meriti” e sui “criteri” adottati dalla commissione".

giovedì 19 luglio 2007

Facoltà di Lettere: gli studenti "invadono" il consiglio, il Preside chiama i carabinieri


Mattinata movimentata al cubo 28B. Si tiene il Consiglio di facoltà di Lettere e Filosofia, ma da subito ci accorgiamo che qualcosa non va. Fuori c’è un gruppetto di studenti che fa la spola da un ingresso all’altro dell’aula per cercare di entrare, ascoltare e soprattutto far sentire la propria voce, ma non è possibile.
Consiglio di facoltà super blindato, le porte vengono aperte a turno con le finestre, ma solo per far entrare un po’ d’aria e per consentire ad un carabiniere di sorvegliare scrupolosamente affinché il gruppetto di studenti ribelli non produca un sommovimento dalle imprevedibili e certamente funeste conseguenze. Il militare dell’Arma va via, probabilmente ritiene ci siano luoghi in cui la sua presenza possa essere più appropriata nonché oggettivamente più utile, ma non sa ancora che dovrà tornare poco dopo.
Prendiamo uno dei volantini che portano la firma de “I laureandi di ottobre” e proviamo a capire le ragioni della protesta. Fatti al Cubo aveva già seguito la faccenda dal mese di giugno e sembrava che la stessa avesse trovato una soluzione nel corso del consiglio di facoltà del 12 giugno. Invece a giudicare dal clima di stamattina il problema era da ritenersi tutt’altro che risolto.
Ad un certo punto gli studenti fanno una pacifica irruzione in aula, ma ci si aggrappa al formalismo burocratico, vengono chiamati di nuovo i carabinieri, ed il preside a più riprese avverte della necessità di sospendere il Consiglio qualora gli studenti non lascino l’aula ma ovviamente, a fronte di questo sacrificio, dà disponibilità di incontrarli al termine dei lavori. Sali-scendi di persone, parole, tentativi di preside e docenti di riportare alla ragionevolezza i riottosi studenti e riportare finalmente la calma infranta.
E così sarà, gli studenti escono di nuovo, gli agenti dell’arma si dividono, uno aspetta in macchina, l’altro fa il suo richiesto giro per assicurare l’ordine pubblico, ma senza troppa convinzione.
Termina il consiglio, si aprono le porte e la discussione.
Riepiloghiamo i termini del contendere: da un lato gli studenti che lamentano la soppressione della seduta di laurea di ottobre, soppressione di cui sarebbero stati informati troppo tardi rispetto ad una programmazione già fatta sugli ultimi esami da sostenere, contando appunto di fruire della sessione di ottobre, la qual cosa avrebbe consentito, soprattutto a coloro che vogliono accedere a corsi di laurea specialistica erogati in altri atenei extra regionem, di potersi immatricolare comunque, a nuovo anno accademico già iniziato. Fra l’altro, pur volendo completamente rinunciare alle vacanze agostane per mettersi sui libri, chi arriva alla sessione d’esami di settembre con oltre 8 crediti formativi da recuperare non ha titolo per laurearsi nella stessa sessione, dovrebbe pertanto aspettare la sessione di febbraio, con buona pace delle tasse pagate quasi a vuoto e del quasi intero anno perso, e dello status conseguente di non-occupato e non- immatricolato.
Dall’altro lato il corpo dei docenti a difendere a spada tratta, preside in testa, la decisione adottata, la quale si imporrebbe a causa di un richiesto adeguamento alle nuove direttive ministeriali e la quale, nella loro volontà, sarebbe stata altresì adottata proprio nell’ottica di voler favorire gli studenti che conseguono il titolo di laurea triennale, al fine di consentire loro di seguire da subito i corsi della laurea specialistica. D’altro canto nulla più si sarebbe fatto se non anticipare di 15 giorni il termine della consegna della domanda di laurea.
Vi è poi la posizione dei rappresentanti degli studenti di facoltà, i quali stranamente, ma forse non troppo, non stanno dalla parte dei loro colleghi in protesta. Gli studenti/rappresentanti attaccano infatti i loro colleghi poiché sembrerebbe che anche quelli di Lettere, da classici studenti Unical, si mobilitino solo nel caso in cui vengano toccati in un loro particolarissimo interesse; i rappresentanti dicono d’aver distribuito per intere settimane volantini per sensibilizzare le coscienze dei colleghi, aver indetto ben due assemblee, nelle quali, non erano presenti nemmeno l’1% degli iscritti a Lettere, come a voler dire “quando i problemi erano collettivi e non individuali come oggi dove eravate?!”
Vi è infine la solitaria posizione del Prof. Romolo Perrotta, che tenta di difendere strenuamente, ma senza visibile successo, la causa degli studenti, studenti che, a dire del professore di Storia delle religioni, sarebbero stati vittime di falsa informazione, poiché era stato loro comunicato, che laurearsi oltre settembre avrebbe significato trovare l’accesso sbarrato alla specialistica in ogni ateneo d’Italia. Informazione istituzionalmente non vera poiché, come gli stessi studenti han potuto verificare con un giro di telefonate alle segreterie di diversi atenei, non sono poche le università che permettono a laureati triennali di iscriversi ai corsi di laurea specialistica a dicembre, o anche addirittura a febbraio, garantendo loro la continuità negli studi.
Replica il preside, Prof. Raffaele Perrelli, che questa possibilità è legata ad una linea politica che evidentemente può differire da un ateneo ad un altro, dunque le singole facoltà in questo senso non hanno alcun potere decisionale, ma ci risulta invece che altre facoltà dell’Unical (vedi Scienze Politiche) mantengono aperte le iscrizioni alla laurea specialistica ben oltre il mese di ottobre, o hanno adottato formule diverse che impediscano ai laureati di trascorrere un anno a vuoto.
La discussione è tuttavia breve, non si giunge affatto ad una mediazione, l’unica possibilità che viene concessa agli studenti è di poter presentare domanda per la seduta di laurea di settembre, nonostante i termini siano scaduti il 30 giugno.
Più e più docenti riprendono gli studenti per la forma utilizzata per esporre le loro idee, cioè per la loro invasione (sarà stato l’influsso delle Invasioni Bruzie?!), del tutto pacifica fra l’altro, in aula, nel corso dei lavori del consiglio.
A noi spettatori esterni ci è sembrato molto molto strano, quasi bizzarro, che docenti che collocavamo a sinistra, e quindi forse più vicini alle esigenze degli studenti e ad una modalità più orizzontale di relazionarsi con gli stessi, facciano a gara per garantire l’ordine pubblico, in una situazione che, oggettivamente, di disordine non aveva proprio nulla!

19/07/2007 - Paola Staffa

venerdì 13 luglio 2007

Presentato il bando di ammissione all'Unical per l'a.a. 2007/2008


È stato presentato negli eleganti locali dell’University Club il bando di ammissione degli studenti ai Corsi di Laurea e Laurea Specialistica a ciclo unico, per l’anno accademico 2007-2008.
Pochissimi i convenuti, giornalisti per la maggiore, relaziona solo il neo e riconfermato Rettore, Professore Latorre, che, dopo aver concesso interviste alle emittenti radiotelevisive, illustra il nuovo bando ai presenti in un intervento dal carattere decisamente conciso, imposto forse dalla natura tecnica delle informazioni da dare e soprattutto dal fatto che il bando è sufficientemente asciutto, già disponibile on line.
L’ateneo riconferma sostanzialmente, in termini qualitativi e quantitativi, l’offerta formativa del volgente al termine anno accademico; le novità di rilievo attengono l’attivazione del corso di laurea specialistica in Scienze della Nutrizione, che fino ad ora ha conosciuto la sola veste di laurea triennale, la qual cosa rappresentava elemento di discriminazione per gli studenti che, conseguendo il solo titolo di primo livello, non vedevano loro accordata pari dignità accademica rispetto i colleghi di altri corsi di studio.
Altra novità, sembrerebbe in peius ad una prima lettura, consiste nella riduzione del numero di iscritti alla facoltà di ingegneria, numero che conoscerà dal prossimo anno accademico un decremento; poco significativo, rassicura il Magnifico, dal momento che la decurtazione è applicata su un totale di 1550, che era il numero di studenti ammessi fino a quest’anno.
Rispetto la spinosa questione delle surroghe, successive alla redazione della graduatoria dei risultati vincitori alla selezione, da quest’anno ne interverrà una soltanto. Per riempire i posti che risulteranno liberi verrà stilata un’unica graduatoria di tutti gli studenti esclusi, sulla base del voto del diploma, i quali studenti saranno successivamente convocati dalla segreteria per scegliere, fino alla saturazione dei posti, il corso di laurea di preferenza, corso che quindi potrebbe esser anche dissimile rispetto quelle che erano le scelte effettuate in sede di compilazione della domanda di partecipazione.
Le domande potranno esser compilate on line dal 1° agosto al 25 agosto e, nel corso dello stesso mese, per chi lo vorrà, in Aula Magna sarà offerta, in collaborazione con le associazioni studentesche, un’attività di supporto alle future matricole, al fine di agevolarne le operazioni di iscrizione.

13/07/2007 - Paola Staffa

lunedì 2 luglio 2007

Alta Formazione, il bando della Regione Calabria


Pare che, nonostante la regione Calabria non sia propriamente brillante in quanto a produttività della sua azione politico-amministrativa, ci sia una proposta di recente approvata di cui andar fieri. È stato presentato stamattina in un workshop tenutosi in Aula Magna il progetto per l’Alta formazione e la cultura in Calabria, progetto voluto dall’assessorato regionale alla cultura, guidato dal convenuto al dibattito Sandro Principe.
Il progetto si articola in più misure, tirocini di ricerca, voucher per l’alta formazione, tirocini di eccellenza, gli ultimi due citati saranno oggetto di bandi emanati successivamente dalla Regione Calabria; il workshop di stramattina, che ha visto una nutrita e forse inaspettata platea di giovani visibilmente interessati a prender parte a quello che, si spera, possa rappresentare l’inizio di una miglior fase per la regione Calabria e per i suoi tanti laureati costretti a partire in cerca di adeguata collocazione, aveva l’obiettivo di meglio illustrare nello specifico i tirocini di ricerca.
È stato di recente pubblicato sul Bur Calabria il bando per l’assegnazione delle borse di studio “Tirocini di ricerca”, in attuazione del “Programma integrato di Vaucher e Borse per l’Alta Formazione, finanziato coi fondi europei nell’ambito del Por Calabria 2000/2006.
I fondi al momento stanziati per tale voce di spesa sembrano esser tutt’altro che irrisori, poiché sono al minimo 4 milioni di euro quelli che la Regione Calabria dovrà erogare a tal fine entro il 31 dicembre 2008. Entro questa data infatti dovrà essersi chiuso l’intero ciclo che va dalla selezione dei progetti e dei partecipanti all’effettivo svolgimento e conclusione dei tirocini.
Il bando è rivolto esclusivamente a laureati di vecchio ordinamento o laureati magistrali del nuovo ordinamento, residenti in Calabria, di età inferiore ai 35 anni (40 per i già occupati). La selezione si costituisce di due fasi, la prima delle quali è volta ad individuare i progetti oggetto di tirocinio di ricerca presso un ente proponente, che sarà un’università o un ente di ricerca regionale, nazionale o internazionale di riconosciuto prestigio; individuati i programmi che saranno oggetto di tirocinio, la materia del tirocinio, la durata (tra 6 e 12 mesi ), l’ente proponente e l’ente o gli enti ospitanti verrà stilato un elenco dei tirocini possibili. Segue la seconda fase poiché, rispetto tale elenco, articolato per area di interesse scientifico, i giovani laureati che lo vorranno presenteranno la loro candidatura. La selezione dei beneficiari avverrà in due momenti, nel primo si tratterà di una selezione piuttosto algoritmica, poiché basata sui titoli, voti di laurea ecc., nel secondo si tenderà a selezionare sulla base delle motivazioni e dell’aderenza del curriculum del candidato al progetto per il quale si è candidato. Coloro che risulteranno infine vincitori potranno usufruire di una borsa di importo massimo di 14.400 euro/anno, per i tirocini svolti in Calabria e in altre regioni italiane, o di 16.800 euro/anno per quelli svolti all’estero. L’invito, rivolto a giovani laureati, università, mondo dell’impresa e chi ne abbia interesse, è a partecipare attivamente al fine di contribuire tutti nella progettazione ed attuazione di tirocini che possano diventare volano di sviluppo.
02/07/2007 - Paola Staffa

giovedì 28 giugno 2007

Un'altra cooperazione è possibile

È facile soffermarsi a pensare che esistano diversi modi di fare le cose, diverse alternative rispetto quelle convenzionali, perché forse è proprio vero che un altro mondo è possibile o meglio altri mondi sono possibili, e ancor prima concepibili, pensabili.
Quello che a volte è quasi un buon proposito, un ideale per chi si “ostina” ad averne, un’utopia verso la quale romanticamente ed indefinitamente tendere, può esser più concreto di quanto possiamo pensare; ne sono una riprova le testimonianze che abbiamo potuto raccogliere in occasione del forum di apertura del progetto “Educazione al co-sviluppo”. Tale progetto voluto da GAO-Cooperazione Internazionale, organizzazione non governativa che ha sede proprio all’Unical, non ha come obiettivo quello di lavorare per i migranti, ma con i migranti, e nella prospettiva di aiutarli non solo nella soluzione dei problemi che in quanto propriamente migranti incontrano nei paesi del nord del Mondo, ma anche rispetto quelli che vivono nei paesi d’origine.
Il professore Giordano Sivini ricorda come la cooperazione allo sviluppo sia stata per molti anni un’operazione di contenimento del comunismo e si potrebbe dire che alla luce di decenni di programmi volti a migliorare le condizioni materiali dei paesi in via di sviluppo – le ex colonie dell’Africa, ma anche paesi del Sud America, nonché del continente Asiatico – i risultati ottenuti sono stati spesso discontinui, deficitarii, e soprattutto han finito col riverberarsi positivamente, economicamente parlando, sui paesi “donatori” del nord del Mondo e molto meno su quelli del sud, che invece negli intenti dichiarati avrebbero dovuto veder risollevate le loro sorti.
È sulla base di queste motivazioni che GAO ha elaborato, in collaborazione con altre due ONG europee, INDE (Intercooperaçao e Desenvolvimento – Portogallo) e GRDR (Migration, citoyenneté, développement- Francia) il progetto “Educazione al co-sviluppo”.
“L’approccio del co-sviluppo si fonda sull’idea che nell’ambito della cooperazione internazionale occorre valorizzare l’essenziale ruolo dei migranti, detentori di esperienze, competenze e legami con le comunità di origine. Concepiti come “cittadini fra due spazi”, i migranti devono essere sostenuti sia nei contesti di arrivo sia nei processi di trasformazione che riguardano i luoghi di provenienza”.
Poiché in decenni di “aiuti” i maggiori beneficiari sono stati i paesi donatori e i governi, le amministrazioni, dei paesi che ricevevano sostegni, a tutto scapito delle popolazioni, si fa strada dunque l’idea che un ritorno, o meglio una continuazione della visione dell’uomo bianco civilizzatore, esportatore di democrazia e benessere, non può che peggiorare situazioni già al limite. Pertanto piuttosto che imporre un modus operandi che diamo per scontato esser quello giusto, si potrebbe iniziare a pensare, e per fortuna c’è già chi lo fa, alla necessità di coinvolgere le popolazioni che saranno destinatarie ultime di decisioni che vengono prese in luoghi troppo troppo “distanti” per esser aderenti alle realtà in cui andranno ad impattare.
I “buoni” del nord del Mondo non possono pensare di paternalisticamente progettare e realizzare programmi, oltretutto onerosi, con cui omaggiare quasi i “ meno fortunati ” del sud.
L’incontro promosso ha portato alla nostra conoscenza l’esistenza di esperienze positive che vanno proprio nella direzione opposta rispetto il classico modo di concepire la cooperazione allo sviluppo. Ci riferiamo a due esperienze riuscite di cooperazione decentrata, dal basso, promossa da immigrati che vivono e lavorano ormai da diversi anni in Italia e che con la loro intraprendenza contribuiscono non solo al miglioramento delle comunità di immigrati in Italia, ma anche di quelle che vivono nei villaggi dei paesi d’origine.
La prima significativa testimonianza ci viene raccontata da Thomas McCarthy che per prima cosa ricorda che siamo tutti cittadini della terra.
Thomas è presidente della Ghanacoop, una cooperativa che opera tra Ghana e Italia, in una regione, l’Emilia Romagna, che vanta una lunga tradizione nel settore delle cooperative. La Ghanacoop, nata nel 2005 è da subito diventata un modello di successo di sviluppo autosostenuto. Tra le attività nelle quali la cooperativa è impegnata da segnalare l'importazione in Italia dell'ananas ghanese equosolidale, nonché la diretta coltivazione e produzione in Ghana di ananas, mais, pomodori e altri prodotti ortofrutticoli e, se possibile, biologici, da destinare tanto sul mercato internazionale che su quello locale, e ancora importazione di prodotti agroalimentari ghanesi e senegalesi ed artigianato etnico sub-sahariano ed esportazione di prodotti agroalimentari italiani, ma anche attività sociali quali il tentativo di illuminare col fotovoltaico villaggi ancora sprovvisti di illuminazione.
Altra best practice potremmo dire è quella di cui racconta Modou Gueye, senegalese che vive a Milano, che ha fondato insieme ad altri immigrati l’associazione Sunugal. Modou dice che è l’associazione degli analfabeti, benché parli benissimo in italiano, perché non vuol fare grandi cose, grandi cambiamenti, ma piccoli cambiamenti, sul posto, nei villaggi in Senegal dai quali il flusso di immigrati è costante. Moudou parla ancora degli ostacoli che nella sua attività ha incontrato nei confronti degli anziani, e delle donne, le sole difatti che abitano i villaggi che vengono lasciati in massa da quegli uomini che vediamo quotidianamente sbarcare sulle nostre coste. Ostilità riscontrata perché il cambiamento non è sempre indolore, e perché lui si è ostinato a cercar di far capire alla sua gente che in quei villaggi non c’è bisogno di beni materiali o lussuosi importati di tanto in tanto dal nord del Mondo, ma di piccole cose, di micro-progetti, e dunque è partito dall’agricoltura, convincendo giovani universitari del Senegal a trasferirsi nei villaggi per aiutare le comunità ad implementare nuove tecniche di coltivazione, dando poi grande importanza all’alfabetizzazione soprattutto delle donne e alla realizzazione di scuole di formazione di taglio e cucito per ragazzi e ragazze delle periferie delle città senegalesi.
Per chi si fosse incuriosito rimandiamo ai siti delle due associazioni (www.sunugaal.it e www.ghanacoop.it ) che, sebbene in modi differenti, dimostrano che un altro modello di sviluppo è possibile, “contando sulle proprie forze”, massima che il leader carismatico Thomas Sankaran ha saputo lasciare in eredità a giovani come Thomas e Modou.
28/06/2007 - Paola Staffa

Latorre rettore per altri quattro anni


L’applauso è scattato quando erano passate da poco le 20:30 nell’Aula Guarasci del Rettorato dell’Unical. Appena il presidente del seggio Nino Russo pronuncia il nome di Giovanni Latorre per la 355esima volta, la vittoria è matematica. Circondato da una folla di fedelissimi e stretto nell’abbraccio della moglie e della figlia, il Magnifico alza le braccia in segno di vittoria e brinda alla propria incoronazione a Rettore dell’ateneo, per la terza volta. In maniche di camicia ha assistito pazientemente allo spoglio delle schede del Centro Residenziale, che ha confermato al comando Pietro Brandmayr – con 399 voti, e soli trenta voti di distacco dall’altro candidato Franco Rossi, che ne ha incassati 367 – e quando è toccato a lui, passato il nervosismo iniziale e man mano che la forbice fra lui e lo sfidante Pasquale Versace s’andava ampliando, il Magnifico si è abbandonato all’euforia del campione.
Dopo i parenti, gli abbracci sono per i sostenitori più sfegatati. Galileo Violini e il neopreside di Economia Franco Rubino nell’arco dell’intera giornata hanno consumato il corridoio nell’attesa. C’è tutto il giro di Lettere, Preside in testa con l’immancabile zainetto; Nuccio Ordine si è sbucciato un ginocchio cadendo dalla moto ma, appollaiato su una sedia, non ha voluto rinunciare al momento d’oro; Giovannella Greco, Daniele Gambarara, Mario Alcaro e consorte, tengono una piccola riunione qualche stanzetta più in là.
Dipendenti pochi, studenti tanti. Sono quelli di Unicalabria, sorridenti e paonazzi, ma non mancano quelli di Cuore e di Università Futura. Il voto degli studenti, seppure pesato quindi non determinante, è uscito pressoché compatto dalle urne a favore di Latorre. Con la sola eccezione dei ragazzi di Udu e i 17 voti per Versace, le preferenze sono andate tutte all’uscente, ben 118. L’abbraccio con Modaffari – oltre che con il tramontato Pandolfi – è emblematico dei rapporti oramai consolidati fra il Rettore e la rappresentanza studentesca. Gli studenti invece hanno “bocciato” Brandmayr assegnandogli solo 62 preferenze, e promuovendo Rossi con 83 preferenze.
Di segno opposto il giudizio del personale tecnico-amministrativo: 278 voti per Latorre, 247 per Versace. Anche in questo caso il peso è minimo ma il significato è forte. I sindacati non avevano gradito la modifica dello Statuto e la storia del voto pesato. Stesso responso diviso a metà per il Centro Residenziale, 257 voti a Brandmayr e 241 a Rossi.
Significativo anche il risultato finale dei due candidati a Rettore: Latorre vince con 482 voti, Versace perde con 194. L’affermazione del docente di Ingegneria è stata apprezzabile, considerate le forze in campo: Versace ha superato il suo predecessore Giuseppe Frega, che alle precedenti elezioni aveva sfidato Latorre incassando 150 preferenze. Sessanta sono state le schede bianche, 29 le nulle. Il partito di Franco Piperno non ha avuto molto successo.
Non un plebiscito comunque, come qualcuno sperava. C’è un 30% dell’ateneo che ha espresso il proprio dissenso sugli otto anni d’amministrazione Latorre. Chissà se il rettore lo terrà in conto? Intanto per i prossimi giorni è stata annunciata una conferenza stampa per illustrare le linee guida del quadriennio 2008/2011.

28/06/2007 - Daniela Ielasi