venerdì 17 dicembre 2010

Recensione di Sotto Racket, tutti gli incubi del testimone


La mafia non è mai un argomento ‘semplice’ e, infatti quello che Saverio Paletta propone è un lavoro scrupoloso e attento fin nei minimi dettagli. Fulcro del libro la vicenda di Alfio Cariati, Testimone di Giustizia, un ‘semplice’ cittadino che, venuto a contatto con delle realtà di dubbia legalità, decide di parlare.


Gli atti mafiosi non godono del beneficio della legge, ma in talune realtà hanno il consenso tacito di chi passivamente vi assiste e vi convive, quindi non denuncia. Centrale per la vicenda di Alfio la normativa nella quale sono presenti le definizioni di pentito, collaboratore di giustizia e il testimone. Come collaboratore di giustizia si definisce una persona che ha commesso dei crimini e che ad un certo punto, decide di collaborare con la giustizia. Il testimone è, invece, un libero cittadino che assiste ad un fatto di rilievo e decide di riportare quanto ha visto in una sede legale.


Testimoniare dovrebbe essere la normalità, soprattutto quando si è vittime di atti intimidatori e persecutori, tuttavia tale pratica, schivata da molti e giudicata negativamente da altri, viene considerata un’eccezione. La testimonianza del sig. Cariati è di quelle importanti e pesanti, grazie alle su e parole il processo Omnia prende la giusta piega contro gli imputati, nonostante ciò egli, piuttosto che testimone viene classificato come collaboratore d giustizia acquisendo il diritto alla ‘protezione’. Eppure il sig. Alfio non ci sta, non vuole essere considerato ‘pentito’, ma semplicemente ciò che è: un cittadino che ha testimoniato contro l’operato della mafia. Inizia una nuova battaglia che dura ancora oggi: farsi riconoscere testimone e al tempo stesso poiché tale aver diritto alla protezione da parte dello Stato.


Il ritmo incalzante e obiettivo con cui viene affrontata la vicenda esplica con chiarezza e dovizia di sfumature il paradosso in cui il testimone Alfio si è trovato; la descrizione della vicenda è arricchita dalla smaliziata penna del sapiente giornalista che ha fatto del suo lavoro la ricerca di una verità ancora in divenire.



Recensione di Bruna Larosa

mercoledì 15 dicembre 2010

Roma 14 dicembre. "La solitudine dei bravi ragazzi" di Loris Campetti



dal quotidiano Il Manifesto del 15.12.2010

Brucia piazza del Popolo, bruciano le strade di Roma, brucia la rabbia di decine di migliaia di studenti quando alle 13,41 viene annunciato il voto di fiducia a Berlusconi. Hai voglia di dire che tanto quello lì ha perso politicamente: i simboli sono importanti. E quella maledetta legge Gelmini fermata dalla rivolta delle scuole e delle università ora torna in campo. I tre voti che salvano il governo cancellano definitivamente la fiducia della piazza nella politica, cancellano il futuro di una generazione. E ne condannano un'altra alla precarietà. La stessa rabbia degli operai metalmeccanici arrivati da Padova o da Pomigliano che vedono il modello sociale di Marchionne puntare contro di loro come come i blindati della Polizia e della Finanza. Vedono tornare il panzer Sacconi lanciato a bomba contro lo Statuto dei lavoratori.

Quel voto del Palazzo, quel mercato sub-politico che umilia il Parlamento cambia l'umore della piazza, la protesta esplode e poche voci si alzano contro chi magari è arrivato organizzato in piazza, non invitato, per far casino. Nessuno prova pietà per qualche suv sfasciato sul Lungotevere, per una Jaguar che brucia, per i bancomat presi a colpi di sampietrini: sono simboli di un potere odiato oggi più di ieri, rappresentano anch'essi un modello diseguale, ingiusto, basato sul furto ai poveri, tanti, per dare ai ricchi, pochi. Goliardia? Non solo, e non soprattutto. Il blindato e qualche altro mezzo che bruciano tra piazza del Popolo, via del Corso e via del Babbuino non trovano solidarietà tra i giovani e giovanissimi che si affollano dietro chi resiste alle cariche della polizia. Quando un blindato tenta di sfondare il muro umano che, a differenza del Parlamento, sta sfiduciando Berlusconi ma viene ributtato indietro, parte un applauso corale. Questa non è goliardia, è rabbia di chi vede sfilarsi futuro e diritti e non ci sta.

Così brucia piazza del Popolo. La politica ha fallito, le istituzioni sono fuori, lontane, nemiche di queste ragazze e ragazzi così simili ai loro compagni di Atene o di Londra, che ieri hanno messo in campo la più grande manifestazione studentesca che il cronista, non più ragazzino, ricordi. Non hanno tutti contro, però. Con loro ci sono le tante Italie che resistono, e cominciano a incrociarsi. C'è la Fiom con il suo gruppo dirigente che chiede, insieme ai ragazzi, lo sciopero generale. Che se ci fosse stato avrebbe contribuito a farli sentire meno soli e meno lontani da tutte quelle rappresentanze che non rappresentano più, non svolgono più alcun ruolo di mediazione. Ci sono i terremotati dell'Aquila e il popolo avvelenato di Terzigno e Chiaiano, persino le «Brigate Monicelli», il popolo dell'acqua pubblica. Movimenti che dovranno intrecciarsi, meticciarsi, costruire insieme un percorso duraturo, perché domani è un altro giorno e bisognerà continuare il cammino insieme. Per questo è nato «Uniti contro la crisi» che ha promosso la manifestazione.La piazza ondeggia sotto le cariche della polizia. C'è chi resta fuori dagli scontri, come gli operai della Fiom, perché non sono nel suo dna e punta da piazzale Flaminio verso il Muro torto per raggiungere la Sapienza. Ma alla fine la polizia sfonda, riconquista piazza del Popolo, si riversa sul piazzale mentre il fumo acre dei lacrimogeni intossica e fa crescere ancor più la rabbia. Un candelotto va a finire dentro il lungo sottopassaggio della metropolitana trasformandolo in una camera a gas. Sopra, nel piazzale, vola di tutto contro un blindato della Finanza, isolato e impazzito, una scena che nella memoria dei meno giovani richiama una dannata piazza di Genova.

Alle 13,41 è cambiata non solo la piazza ma anche l'atteggiamento di chi avrebbe dovuto garantire l'ordine: fino al voto, fino a davanti al Senato, confronti anche duri, ma senza volontà di precipitazioni. Poi la «difesa dei Palazzi» è diventata aggressiva, quasi alla ricerca dello scontro. Che alla fine, immancabilmente, è arrivato con tanto di fuoco, ragazze e ragazzi in fuga inseguiti dai manganelli. I Palazzi hanno ignorato la protesta della piazza, hanno offeso la dignità di chi chiede quel che sarebbe giusto avere ma da oggi dovrà farci i conti. E sarà dovere di ogni organizzazione democratica costruire ponti con una generazione offesa ma determinata, e sostenere una battaglia per l'istruzione, la cultura, il lavoro, la giustizia sociale, che è una battaglia di civiltà e parla di diritti. Per costruire un'altra politica e differenti relazioni sociali, non mercificate, per pretendere giustizia sociale. Gli studenti sono in prima fila. Con loro ci sono altri movimenti, c'è un pezzo di Cgil. E gli altri dove sono?

martedì 30 novembre 2010

Gli studenti bloccano le città. In serata la riforma passa alla Camera


"Se ci bloccano il futuro noi blocchiamo la città" è lo slogan urlato oggi in tutte le città universitarie d'Italia. Gli studenti hanno mantenuto la promessa e dalla mattina hanno invaso con cortei non autorizzati le strade, hanno bloccato il traffico e la viabilità, le stazioni ferroviarie, gli svincoli autostradali.
A Roma sono botte con la polizia che impedisce all'enorme corteo (50mila persone) di assediare Montecitorio come annunciato.

A Cosenza un nutrito corteo formato da universitari e studenti medi è arrivato fino al vicino svincolo dell'A3 bloccando il traffico per un quarto d'ora e creando non pochi disagi. Una bella manifestazione, favorita anche dal caldo primaverile, che non ha risparmiato critiche anche al rettore dell'università. E alla fine ritorno in Aula Magna, con tanto di assemblea. Restano infatti occupati sia Aula Magna che Rettorato.
In serata, dopo un'altra giornata di passione, si è conclusa la discussione alla Camera del Ddl Gelmini, votato da 307 sì e 252 no. Ora la legge torna al Senato.
Ma all'Unical, come nelle altre università, non c'è aria di smobilitazione. La linea al momento, è quella di mantenere le occupazioni.

Maggiori approfondimenti sul prossimo numero cartaceo di Fatti Al Cubo, in fase di preparazione, ed in uscita lunedì 6.

lunedì 29 novembre 2010

Riforma al voto, la vigilia calda degli studenti


Una giornata densa di passione quella trascorsa oggi in tanti atenei italiani. Le occupazioni si sono moltiplicate a Milano, Venezia, Pisa, Firenze, Perugia, Napoli Urbino, Ancona, Palermo, Cagliari. All'Aquila gli studenti hanno invaso la zona rossa del centro storico: come i loro colleghi hanno occupato i monumenti e i simboli della cultura italiana, gli studenti aquilani hanno voluto riappropriarsi del patrimonio culturale danneggiato dal terremoto. A Roma gli studenti hanno occupato tutte le facoltà della Sapienza e si preparano alla grande giornata di domani, con la mobilitazione in piazza davanti a Montecitorio, in concomitanza con il voto alla Camera della legge Gelmini. Ma la protesta ha travalicato i confini del Paese, con l'eclatante occupazione del tetto del Cern a Ginevra da parte dei ricercatori, il più grande laboratorio di fisica al mondo.
UNICAL - La giornata per gli studenti dell'Unical è cominciata presto. Due cortei spontanei sono partiti dai poli opposti del Ponte, Farmacia al Polifunzionale e Ingegneria, per incontrarsi alle pensiline degli autobus, dove è stato bloccato il traffico in entrata e in uscita dall'ateneo. Alle 15 partecipata assemblea nell'Aula Magna occupata ed infine occupazione del Rettorato. Un migliaio di studenti ha preso parte alla giornata di mobilitazione e passata la notte nel rettorato occupato scenderanno dinuovo in piazza domattina per un corteo rumoroso, che dalle colline di Arcavacata conta di raggiungere la città. Pochi i docenti presenti, ancora meno i ricercatori. Una protesta nata da loro li ha visti man mano sparire, per lasciare spazio all'esplosiva anche se tardiva mobilitazione studentesca. E mentre a Firenze il rettore invita i colleghi ad astenersi dalla didattica in segno di protesta, il rettore dell'Unical è già andato via quando arrivano gli studenti ad occupare il rettorato.
Domattina l'appuntamento è alle 9:30 davanti l'aula magna. Gli studenti promettono che si faranno sentire da Roma. (Die)

domenica 28 novembre 2010

Rinviata la visita di Vendola all'Unical


Rinviata a data da destinarsi l'attesissima visita in Calabria del governatore della Puglia Nichi Vendola. Il leader di Sinistra e Libertà aveva in programma un incontro a Lamezia Terme lunedì 29 ed il giorno successivo un dibattito all'Università della Calabria sulla riforma universitaria. Ma il suo staff conferma che per improrogabili impegni istituzionali Vendola non potrà essere in Calabria.
La visita all'Unical cadeva proprio in concomitanza con la votazione alla Camera della Legge Gelmini e nella comunità di Arcavacata c'era molto fermento, specie fra gli studenti che giovedì scorso avevano occupato l'Aula Magna e preparavano una calda accoglienza al governatore. (Die)

giovedì 25 novembre 2010

Anche dall'Unical segnali di protesta


Anche l'Università della Calabria aderisce, seppur timidamente, alla protesta in atto in tutto il Paese contro la legge Gelmini. Giovedì mattina un gruppo di studenti, dopo aver bloccato il traffico alle pensiline dei pullman per una ventina di minuti, si è diretto verso l'Aula Magna dove era riunito il consiglio di facoltà di Scienze Politiche per seguire in diretta il voto sulla legge previsto in un primo momento il 25 novembre. Dopo aver partecipato all'assemblea dei docenti, gli studenti hanno deciso di occupare l'Aula Magna per mantenere alta l'attenzione fino a martedì 30, data in cui il provvedimento verrà effettivamente votato. Hanno affisso uno striscione "la cultura non si privatizza" e un manifesto di Beata Ignoranza, con l'effige della contestata ministra. E per lunedì 29 è stata indetta un'assemblea d'ateneo alle ore 15 nell'aula magna occupata.
Il 30 novembre sarà invece la volta di Nichi Vendola atteso già da tempo nella stessa Aula Magna per un incontro con gli studenti sulla riforma universitaria. L'incontro resta confermato per le ore 12.
Ma anche i docenti della facoltà di Scienze Politiche hanno inteso esprimere con un documento la propria contrarietà alla legge in vista del voto. "Il sistema universitario italiano - si legge nel documento - necessita di una riforma, ma l’attuale testo di riforma, sostenuto dall’attuale maggioranza, non risolve nessuno dei problemi dell’Università, anzi li aggrava. Infatti, il testo di legge da approvare avrebbe la conseguenza di azzerare l’attuale sistema senza sostituirlo con un nuovo impianto che, per essere attuato, avrebbe bisogno di ulteriori leggi e regolamenti. È facile prevedere che l’instabilità del Governo in questo periodo non determinerà l’approvazione delle norme di attuazione, creando dei vuoti normativi che avrebbero l’effetto immediato di bloccare completamente l’attività universitaria". Pertanto "nell’ipotesi in cui la riforma dovesse essere approvata nel testo attuale, tutti coloro che ricoprono cariche istituzionali all’interno della Facoltà di Scienze Politiche (Preside, Preside vicario, Presidenti dei Consigli di Corso di Laurea e Direttore della Scuola Superiore di Scienze delle Amministrazioni Pubbliche) hanno dichiarato la loro disponibilità a rassegnare le dimissioni dai propri incarichi".
In mobilitazione anche la facoltà di Ingegneria, che chiede "al Rettore di sospendere fino al 30 novembre le attività didattiche e, contestualmente, di convocare un’assemblea permanente; ai Presidenti delle commissioni di laurea di svolgere le sedute fino al 30 novembre in orari serali, dando lettura della presente mozione a inizio seduta; di consentire ai docenti che ne facessero richiesta lo svolgimento fino al 30 novembre di forme di didattica alternativa".

Daniela Ielasi