giovedì 28 giugno 2007

Un'altra cooperazione è possibile

È facile soffermarsi a pensare che esistano diversi modi di fare le cose, diverse alternative rispetto quelle convenzionali, perché forse è proprio vero che un altro mondo è possibile o meglio altri mondi sono possibili, e ancor prima concepibili, pensabili.
Quello che a volte è quasi un buon proposito, un ideale per chi si “ostina” ad averne, un’utopia verso la quale romanticamente ed indefinitamente tendere, può esser più concreto di quanto possiamo pensare; ne sono una riprova le testimonianze che abbiamo potuto raccogliere in occasione del forum di apertura del progetto “Educazione al co-sviluppo”. Tale progetto voluto da GAO-Cooperazione Internazionale, organizzazione non governativa che ha sede proprio all’Unical, non ha come obiettivo quello di lavorare per i migranti, ma con i migranti, e nella prospettiva di aiutarli non solo nella soluzione dei problemi che in quanto propriamente migranti incontrano nei paesi del nord del Mondo, ma anche rispetto quelli che vivono nei paesi d’origine.
Il professore Giordano Sivini ricorda come la cooperazione allo sviluppo sia stata per molti anni un’operazione di contenimento del comunismo e si potrebbe dire che alla luce di decenni di programmi volti a migliorare le condizioni materiali dei paesi in via di sviluppo – le ex colonie dell’Africa, ma anche paesi del Sud America, nonché del continente Asiatico – i risultati ottenuti sono stati spesso discontinui, deficitarii, e soprattutto han finito col riverberarsi positivamente, economicamente parlando, sui paesi “donatori” del nord del Mondo e molto meno su quelli del sud, che invece negli intenti dichiarati avrebbero dovuto veder risollevate le loro sorti.
È sulla base di queste motivazioni che GAO ha elaborato, in collaborazione con altre due ONG europee, INDE (Intercooperaçao e Desenvolvimento – Portogallo) e GRDR (Migration, citoyenneté, développement- Francia) il progetto “Educazione al co-sviluppo”.
“L’approccio del co-sviluppo si fonda sull’idea che nell’ambito della cooperazione internazionale occorre valorizzare l’essenziale ruolo dei migranti, detentori di esperienze, competenze e legami con le comunità di origine. Concepiti come “cittadini fra due spazi”, i migranti devono essere sostenuti sia nei contesti di arrivo sia nei processi di trasformazione che riguardano i luoghi di provenienza”.
Poiché in decenni di “aiuti” i maggiori beneficiari sono stati i paesi donatori e i governi, le amministrazioni, dei paesi che ricevevano sostegni, a tutto scapito delle popolazioni, si fa strada dunque l’idea che un ritorno, o meglio una continuazione della visione dell’uomo bianco civilizzatore, esportatore di democrazia e benessere, non può che peggiorare situazioni già al limite. Pertanto piuttosto che imporre un modus operandi che diamo per scontato esser quello giusto, si potrebbe iniziare a pensare, e per fortuna c’è già chi lo fa, alla necessità di coinvolgere le popolazioni che saranno destinatarie ultime di decisioni che vengono prese in luoghi troppo troppo “distanti” per esser aderenti alle realtà in cui andranno ad impattare.
I “buoni” del nord del Mondo non possono pensare di paternalisticamente progettare e realizzare programmi, oltretutto onerosi, con cui omaggiare quasi i “ meno fortunati ” del sud.
L’incontro promosso ha portato alla nostra conoscenza l’esistenza di esperienze positive che vanno proprio nella direzione opposta rispetto il classico modo di concepire la cooperazione allo sviluppo. Ci riferiamo a due esperienze riuscite di cooperazione decentrata, dal basso, promossa da immigrati che vivono e lavorano ormai da diversi anni in Italia e che con la loro intraprendenza contribuiscono non solo al miglioramento delle comunità di immigrati in Italia, ma anche di quelle che vivono nei villaggi dei paesi d’origine.
La prima significativa testimonianza ci viene raccontata da Thomas McCarthy che per prima cosa ricorda che siamo tutti cittadini della terra.
Thomas è presidente della Ghanacoop, una cooperativa che opera tra Ghana e Italia, in una regione, l’Emilia Romagna, che vanta una lunga tradizione nel settore delle cooperative. La Ghanacoop, nata nel 2005 è da subito diventata un modello di successo di sviluppo autosostenuto. Tra le attività nelle quali la cooperativa è impegnata da segnalare l'importazione in Italia dell'ananas ghanese equosolidale, nonché la diretta coltivazione e produzione in Ghana di ananas, mais, pomodori e altri prodotti ortofrutticoli e, se possibile, biologici, da destinare tanto sul mercato internazionale che su quello locale, e ancora importazione di prodotti agroalimentari ghanesi e senegalesi ed artigianato etnico sub-sahariano ed esportazione di prodotti agroalimentari italiani, ma anche attività sociali quali il tentativo di illuminare col fotovoltaico villaggi ancora sprovvisti di illuminazione.
Altra best practice potremmo dire è quella di cui racconta Modou Gueye, senegalese che vive a Milano, che ha fondato insieme ad altri immigrati l’associazione Sunugal. Modou dice che è l’associazione degli analfabeti, benché parli benissimo in italiano, perché non vuol fare grandi cose, grandi cambiamenti, ma piccoli cambiamenti, sul posto, nei villaggi in Senegal dai quali il flusso di immigrati è costante. Moudou parla ancora degli ostacoli che nella sua attività ha incontrato nei confronti degli anziani, e delle donne, le sole difatti che abitano i villaggi che vengono lasciati in massa da quegli uomini che vediamo quotidianamente sbarcare sulle nostre coste. Ostilità riscontrata perché il cambiamento non è sempre indolore, e perché lui si è ostinato a cercar di far capire alla sua gente che in quei villaggi non c’è bisogno di beni materiali o lussuosi importati di tanto in tanto dal nord del Mondo, ma di piccole cose, di micro-progetti, e dunque è partito dall’agricoltura, convincendo giovani universitari del Senegal a trasferirsi nei villaggi per aiutare le comunità ad implementare nuove tecniche di coltivazione, dando poi grande importanza all’alfabetizzazione soprattutto delle donne e alla realizzazione di scuole di formazione di taglio e cucito per ragazzi e ragazze delle periferie delle città senegalesi.
Per chi si fosse incuriosito rimandiamo ai siti delle due associazioni (www.sunugaal.it e www.ghanacoop.it ) che, sebbene in modi differenti, dimostrano che un altro modello di sviluppo è possibile, “contando sulle proprie forze”, massima che il leader carismatico Thomas Sankaran ha saputo lasciare in eredità a giovani come Thomas e Modou.
28/06/2007 - Paola Staffa

Latorre rettore per altri quattro anni


L’applauso è scattato quando erano passate da poco le 20:30 nell’Aula Guarasci del Rettorato dell’Unical. Appena il presidente del seggio Nino Russo pronuncia il nome di Giovanni Latorre per la 355esima volta, la vittoria è matematica. Circondato da una folla di fedelissimi e stretto nell’abbraccio della moglie e della figlia, il Magnifico alza le braccia in segno di vittoria e brinda alla propria incoronazione a Rettore dell’ateneo, per la terza volta. In maniche di camicia ha assistito pazientemente allo spoglio delle schede del Centro Residenziale, che ha confermato al comando Pietro Brandmayr – con 399 voti, e soli trenta voti di distacco dall’altro candidato Franco Rossi, che ne ha incassati 367 – e quando è toccato a lui, passato il nervosismo iniziale e man mano che la forbice fra lui e lo sfidante Pasquale Versace s’andava ampliando, il Magnifico si è abbandonato all’euforia del campione.
Dopo i parenti, gli abbracci sono per i sostenitori più sfegatati. Galileo Violini e il neopreside di Economia Franco Rubino nell’arco dell’intera giornata hanno consumato il corridoio nell’attesa. C’è tutto il giro di Lettere, Preside in testa con l’immancabile zainetto; Nuccio Ordine si è sbucciato un ginocchio cadendo dalla moto ma, appollaiato su una sedia, non ha voluto rinunciare al momento d’oro; Giovannella Greco, Daniele Gambarara, Mario Alcaro e consorte, tengono una piccola riunione qualche stanzetta più in là.
Dipendenti pochi, studenti tanti. Sono quelli di Unicalabria, sorridenti e paonazzi, ma non mancano quelli di Cuore e di Università Futura. Il voto degli studenti, seppure pesato quindi non determinante, è uscito pressoché compatto dalle urne a favore di Latorre. Con la sola eccezione dei ragazzi di Udu e i 17 voti per Versace, le preferenze sono andate tutte all’uscente, ben 118. L’abbraccio con Modaffari – oltre che con il tramontato Pandolfi – è emblematico dei rapporti oramai consolidati fra il Rettore e la rappresentanza studentesca. Gli studenti invece hanno “bocciato” Brandmayr assegnandogli solo 62 preferenze, e promuovendo Rossi con 83 preferenze.
Di segno opposto il giudizio del personale tecnico-amministrativo: 278 voti per Latorre, 247 per Versace. Anche in questo caso il peso è minimo ma il significato è forte. I sindacati non avevano gradito la modifica dello Statuto e la storia del voto pesato. Stesso responso diviso a metà per il Centro Residenziale, 257 voti a Brandmayr e 241 a Rossi.
Significativo anche il risultato finale dei due candidati a Rettore: Latorre vince con 482 voti, Versace perde con 194. L’affermazione del docente di Ingegneria è stata apprezzabile, considerate le forze in campo: Versace ha superato il suo predecessore Giuseppe Frega, che alle precedenti elezioni aveva sfidato Latorre incassando 150 preferenze. Sessanta sono state le schede bianche, 29 le nulle. Il partito di Franco Piperno non ha avuto molto successo.
Non un plebiscito comunque, come qualcuno sperava. C’è un 30% dell’ateneo che ha espresso il proprio dissenso sugli otto anni d’amministrazione Latorre. Chissà se il rettore lo terrà in conto? Intanto per i prossimi giorni è stata annunciata una conferenza stampa per illustrare le linee guida del quadriennio 2008/2011.

28/06/2007 - Daniela Ielasi

giovedì 21 giugno 2007

Elezioni a rettore, associazioni studentesche in cattedra


Sarebbe dovuto e potuto essere uno dei momenti più alti di dialettica universitaria, uno dei momenti più partecipati, più veri, perché a domanda avrebbe potuto seguire risposta e poi ancora domande e quindi risposte, in un colloquio tutt'altro che formale, ben al riparo da quel tipo di interventi programmati che tolgono spontaneità e naturalezza alla discussione.
Sarebbe potuta essere una bella chiacchierata, orizzontale, per così dire, quella tra le associazioni che vivono ed operano all’Unical, sintetizzando la voce degli studenti, e i candidati alla carica di Magnifico Rettore e di Presidente del Centro Residenziale. Aspettavamo tutti i 4 candidati, Giovanni Latorre e Pasquale Versace da un lato, Pietro Brandmayr e Franco Rossi dall'altra. Annunciata l'assenza dei secondi, per motivi istituzionali, attendiamo con una certa trepidazione e curiosità i candidati che si contenderanno la guida dell'Ateneo per i prossimi 4 anni; il Prof. Versace arriva abbastanza in orario, il Rettore in carica, quando ormai non ci speravamo più, arriva, per diversi altri impegni, con oltre un'ora di ritardo, a dibattito già iniziato.
A dire il vero il dibattito poco sembra stimolare l’attenzione del Magnifico, siamo rimasti tutti un po’ increduli, e certamente anche un po’ feriti per la scarsa considerazione che dell'occasione ha avuto il nostro Rettore nei confronti di una categoria tanto speciale di studenti, e cioè proprio di quelli che nelle associazioni meglio di altri si confrontano quotidianamente con le problematiche sollevate dal resto della popolazione studentesca.
Il Magnifico ha purtroppo solo il tempo per illuminarci, per l'ennesima volta, sui dati che “fanno grande” l'Unical, una serie di primati, una serie di statistiche che la collocano nelle posizioni alte, e poi la residenzialità, la volontà di concentrare gli alloggi universitari attorno al campus, alloggi quasi terminati, o in fase di costruzione; l’incidenza delle tasse universitarie che è tra le più basse in Italia, la percentuale imparagonabilmente alta degli idonei che effettivamente percepiscono la borsa di studio, il 54%, e altre belle cose; d’altronde, siamo in campagna elettorale, non ci si potrebbe aspettare molto di più.
Una critica arriva infine, ed è quella che riguarda la didattica, caratterizzata da iper frammentazione a seguito delle riforme introdotte negli ultimi anni, ma il Magnifico parla della non capacità di governare l'implementazione del nuovo ordinamento, come l'autonomia dei singoli atenei avrebbe consentito, quasi quasi rivolgendosi ad una terza persona, che lo ha preceduto fino ad oggi. E poi va via, solo qualche battuta ironica a chi come Rossella aveva avuto il tempo e la fortuna di muovergli apertamente dissenso rispetto la politica imperialistica e il modo di concepire il ruolo di Rettore alla stregua di quella di un manager d'azienda. Ma gli innumerevoli ed improrogabili impegni non possono impedire la partenza annunciata, il pensiero condiviso è che il programma elettorale era già sufficientemente noto, quello che le associazioni chiedevano, nel volere fortemente l'incontro, era un confronto più dialettico; purtroppo si è avuta l'impressione che il Rettore non abbia tempo per discutere con gli studenti, e poi di cosa discutere? Quello dipinto è un Eden nel quale non sono neppure pensabili elementi di criticità e quindi di discussione.
Alle numerose questioni sollevate in aula negli abbondanti interventi che si sono susseguiti risponderà con pazienza fino all’ultimo solo il Prof. Versace. A parlare un po’ tutti per conto delle associazioni presenti, dal sindacato studentesco Udu, all'associazione Cuore, ad Impegno cattolico Universitario a Filorosso, studenti sedenti in organi rappresentativi ma anche semplici studenti.
I problemi sollevati sono quelli annosi, quelli sui quali discutevano probabilmente i nostri colleghi 10 o forse 15 anni fa: il diritto alla mobilità che certamente non può ritenersi adeguatamente garantito in una città di migliaia di persone che quotidianamente si recano all'università, ma come suggerisce PierLuigi ci sono interessi economici ancora tanto forti con i quali se gli studenti rinunciano a porsi in modo dialettico i classici problemi non risolti sinora continueranno a restare volutamente irrisolvibili ed irresoluti. PierLuigi continua dicendo che bisognerebbe pretendere di imporre la volontà degli studenti, per gli autobus iniziando ad esempio col non pagare il biglietto, era la volontà dei giovani del Filorosso che qualche settimana fa hanno lanciato la protesta significativamente sintetizzabile col motto: “Autobus di notte: No Service, No Ticket”, così come si dovrebbe “imporre”, dal basso, l’apertura delle biblioteche di notte, perché forse alla fin fine concertare con un peso contrattuale riconosciuto pari a zero sarà destinato a non sortire effetti per ancora molti anni, ma c’è bisogno prioritariamente degli studenti che oggi, colpa forse il caldo, sono altrove.
Altro tema che vien fuori è la necessità di rivisitare la tanta decantata residenzialità, se è vero che in alcune residenze ristrutturate o di nuova costruzione si possa vivere abbastanza degnamente, non si può disconoscere che in altre non mancano numerosi disagi. E in tutta verità, poca rilevanza acquistano 100 posti letto in più se non sono poi accompagnati da strutture che favoriscano il vivere nel campus per tutto il corso della settimana e non solo in alcuni giorni di essa. Vivacizzano il dibattito analoghe problematiche circa il servizio ristorazione, non possiamo permetterci di valutare la sola quantità del servizio erogato, dobbiamo pretendere che anche i più elementari standard qualitativi vengano soddisfatti.
Tra i tanti interventi, tutti meritori di considerazione, ci piace ricordare quello di Marco della Zenith che ricorda come un Rettore non può essere un burocrate, dovrebbe invece avere la capacità di “sognare”, un termine che ci suona così strano nel mondo a misura della produttività, del denaro, del più sterile materialismo imperversante, e ancora, questa corsa a produrre, a sfornare laureati in fin dei conti pacificamente ignoranti, se non avranno provveduto in maniera autonoma a salvare se stessi dall’analfabetismo certificato, ha fatto perdere certamente di vista uno degli obiettivi per i quali l’Università ha senso che esista - e ancor più che esista in una regione come la Calabria - e parliamo della necessità di formare persone, capaci di interrogarsi criticamente e di significativamente incidere sul proprio mondo.
Ricordiamo ancora la proposta dell’Udu di istituire una Carta dei diritti e dei doveri degli studenti, per ricordare appunto i diritti di cui sono portatori tutti gli studenti.
Il Prof. Versace, interlocutore unico, mette in luce come in questo Ateneo sia venuto meno il rispetto per le persone, il rispetto per chi decide di non allinearsi ai poteri costituiti, e poi racconta di come nel nostro Ateneo ormai la gran parte delle risorse sono impegnate nella didattica a tutto scapito della ricerca, e circa l’annunciato prossimo accorpamento degli insegnamenti, con l’intento di ridurre la parcellizzazione del sapere cui si è assistito col proliferare di corsi anche da 1 o 2 CFU, la realtà è che si tratterà di un falso accorpamento, una sorta di “scartiloffio” napoletano, un far rientrare dalla finestra quel che si espelle dalla porta.
Infine gli impegni che si sente di assumere il Prof. sono oculatezza nella spesa, rispondente a principi etici, il sostegno alla Carta dei diritti e dei doveri degli studenti, cui si aggiunge, fra le cose che ci sembrano più significative, la creazione di un ufficio di assistenza che guidi gli studenti nel mondo spesso troppo opaco degli affitti.
Al di là dei contenuti, l’importanza forse storica dell’incontro, seppur non omaggiato dalla presenza di tutti gli invitati, risiede nell’essersi detti delle cose, nell’aver comunicato, non solo all’interno del rapporto più verticale tra associazioni e il candidato alla carica di rettore, ma in quello orizzontale, tra associazioni, tra studenti, spesso allontanati in fase di competizione elettorali e non più riavvicinati al termine delle consultazioni. Si spera che oggi si sia inaugurata una felice prassi, di confronto e collaborazione che prescinda dal colore politico-elettorale.

20/06/2007 - Paola Staffa

lunedì 18 giugno 2007

Disegnare l'università "a mano libera"


Finalmente tutti a uno stesso tavolo per "disegnare insieme l'università", sembrava impossibile e invece succederà mercoledì 20 giugno, a una settimana esatta di distanza dall'appuntamento elettorale. L'idea è delle associazioni studentesche dell'Unical che, in un un documento comune, avevano chiesto di incontrare i candidati per poter meglio discutere i problemi degli studenti e delle associazioni, considerato che quest'anno anche la componente studentesca (190 rappresentanti) è chiamata a votare, seppur con voto pesato. I candidati hanno accettato. La locandina dell'iniziativa raffigura un grande matitone giallo con su scritto "A mano libera". Liberamente infatti gli studenti intendono discutere con i candidati a rettore e a presidente del centro residenziale, liberi soprattutto dai modi e dai tempi dettati dalle riunioni del corpo elettorale. L'incontro è previsto alle ore 11 in Aula SSp1 - cubo 1a. Studenti, docenti e personale sono invitati a partecipare.

mercoledì 13 giugno 2007

Versace incontra il personale


Meglio tardi che mai. A pochi giorni ormai dalla data stabilita per le elezioni del Rettore e del Presidente del Centro Residenziale, anche il personale tecnico-amministrativo prende la parola. L'incontro convocato dai sindacati Cgil, Cisl e Uil in Aula Caldora mercoledì 13 non raccoglie però che pochi impiegati, una trentina in tutto. Forse è il giorno che porta sfiga oppure, com'è più probabile, le rappresentanze sindacali vivono anch'esse una crisi di coinvolgimento e partecipazione. O ancora, potrebbe malignare qualcuno, i candidati non sono appetibili, o addirittura i dipendenti temono ritorsioni.
Le presenze in sala sono comunque eloquenti: c'è Franco Santolla, per esempio, Moisé Chiodi, Giovanni Iera, Franco Bartucci, tutti afferenti ad aree diverse e nevralgiche dell'ateneo.
Al tavolo della presidenza siede Franco Mazzulla, a fare da moderatore, a fianco a lui i candidati Pasquale Versace e Franco Rossi. Gli sfidanti neanche a parlarne, non si riesce proprio a metterli tutti insieme allo stesso tavolo. L'incontro con Latorre dovrebbe tenersi la prossima settimana, ma con lo sciopero generale del 19 di mezzo, sarà difficile trovare una data.
La discussione verte soprattutto sui temi di interesse per il personale, come il peso elettorale e la rappresentanza, i concorsi, il precariato, la valutazione, la formazione. Seppure l'introduzione di Versace tocca punti più generali e riguarda l'intera gestione dell'ateneo, a tratti la riunione sembra trasformarsi in un incontro sindacale, fra sindacati e dipendenti. E le critiche non mancano, soprattutto nei confronti del voto sindacale espresso due anni fa a favore della modifica di Statuto che consente a Latorre di ricandidarsi. “Speravamo fosse l'avvio di un percorso più generale di riflessione e cambiamento - spiega Grandinetti della Uil - oggi ci accorgiamo che abbiamo sbagliato”. Va ricordato a onor del vero che Grandinetti, all'epoca della modifica, dopo aver denunciato pubblicamente le pressioni sul sindacato da parte del Rettore, presentò le dimissioni.
Gianfranco Trotta della Cgil ricorda l'opposizione del proprio sindacato nei confronti della modifica. Ma ormai è come parlare della preistoria, considerato che le RSU alla fine accettarono le pressioni e votarono sì al terzo mandato.
Il più incazzato è Franco Bartucci, lo si intuisce chiaramente dal volume del suo intervento. Bartucci lavora da 35 anni all'Ufficio Stampa dell'Unical: vicino alla pensione, non ha più peli sulla lingua. “Non voglio che sembri una questione personale - dirà dopo - ma una questione del personale”. Si riferisce all'autonomia e al rispetto che ogni dipendente gradirebbe avere sul posto di lavoro. Invece la nomina di un portavoce - il giornalista della Gazzetta del Sud Francesco Kostner - da parte del rettore - e negli ultimi tempi anche di un fotografo - ha creato non poche ingerenze nel lavoro di un ufficio stampa che, in queste settimane di campagna elettorale, si è visto ulteriormente restringere il controllo sui comunicati stampa. Una sorta di teleKabul nelle mani del portavoce, del rettore e del direttore amministrativo.
Sui consulenti Versace è chiaro: “Bisogna utilizzare le risorse interne, non mortificarle ricorrendo a figure apicali esterne”. E conclude: “Votate per me, perché per me non siete lavoratori di serie B” e rilancia la sua proposta “una testa, un voto”.
Come in tutte le riunioni sindacali, manca un elemento: il contraddittorio. Nessuno parla degli imboscati o degli uffici inutili, si pensa a stabilizzare i precari, mai a precarizzare i garantiti fannulloni. Il discorso potrebbe valere anche per i docenti, naturalmente. Si potrebbe ottimizzare l'esistente, senza per forza impiegare altre risorse sul personale, che è già il più numeroso d'Italia - in rapporto al numero di studenti. Ma un sindacato simile non avrebbe iscritti. E un candidato con questo programma prenderebbe pochi voti.

13/06/2007 - Daniela Ielasi

martedì 12 giugno 2007

Facoltà di Lettere, tutto risolto


"Il Preside porrà la fiducia", era quello che si mormorava nei corridoi presso l'auala Filol8 (cubo 28D) nel consiglio straordinario della Facoltà di Lettere di oggi. Quello che ha fatto il Preside è stato invece chiedere, con una mozione ad hoc, i pieni poteri per il calendario accademico della Facoltà da qui - fine quarto periodo didattico - all'inizio del nuovo a.a. - compreso il periodo delle sessioni autunnali d'esame e di laurea. La votazione è stata totalmente a fovere del Preside che è stato quasi preso di sorpresa, chiudendo poi in pochi minuti un consiglio che si prospettava quanto meno surriscaldato dal precedente del 6 giugno.
Già perchè, in occasione di quella assemblea - come abbiamo riportato nell'ultimo numero cartaceo dell'anno (il 24) di FaC -, si sono scontrati 2 volti della Facoltà: quella favorevole ad ascoltare gli studenti e quella più "biecamente reazionaria", che voleva addirittura aprire la sessione autunnale per le sole lauree. Il Preside - nel discorso per presentare la sua mozione - ha poi spiegato che il caos creatosi nel precedente consiglio era solamente figlio di un palese problema di comunicazione. E' certo che è quanto meno positivo constatare che, un semplice problema di comunicazione tra docenti, abbia portato alla presenza - alla discreta mobilitazione - di una cinquantina di studenti interessati quanto composti, alle decisioni del consiglio.
Alla fine è veramente saltato fuori quel Patto tra generazioni auspicato proprio da Perrelli nel suo discorso, in cui chiedeva una comprensione reciproca tra studenti e docenti, già favorita dagli studenti nel permettere morbidamente l'anticipo della sessione di laurea da ottobre a settembre 2007 (v. n°24 FaC).
Dunque il risultato finale del consiglio è:
  • sessione estiva: tre appelli d'esame;
  • sessione autunnale: un appello.
BUONO STUDIO SOTTO GLI OMBRELLONI Ragazzi!!!
12/06/2007 - Leonardo Torchia